Battaglia del San Matteo

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Battaglia del San Matteo
Battle.of.San.Matteo.memorial.JPG
Cippo commemorativo della battaglia del San Matteo
Data 13 agosto - 3 settembre 1918
Luogo Punta San Matteo, 46°22′44″N 10°34′00″E / 46.378889°N 10.566667°E46.378889; 10.566667
Esito Vittoria austro-ungarica
Schieramenti
Comandanti
Arnaldo Berni Hans Tabarelli de Fatis
Effettivi
Gruppo di Alpini
(307ª Compagnia, Battaglione Ortles)
150 Kaiserschützen
(1º Reggimento k.k. Kaiserschützen)
Perdite
10 morti 17 morti
diversi catturati
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La battaglia del San Matteo ebbe luogo nella tarda estate del 1918 su punta San Matteo (3.678 metri) durante la prima guerra mondiale. È stata la più alta guerra in montagna in quanto combattuta a più alta quota nella storia, prima di essere sorpassata dal conflitto del Siachen, svoltosi a 5.600 metri nel 1984.

Situazione iniziale[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 1918 le truppe austro-ungariche costruirono una posizione fortificata ed armata da pezzi di artiglieria di piccolo calibro sulla cima di punta San Matteo, da cui potevano bombardare la strada del passo del Gavia e così disarticolare le linee di rifornimento italiane dirette al fronte.

L'attacco italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 agosto 1918 un piccolo gruppo di Alpini (307ª Compagnia, Battaglione Ortles) condusse un attacco a sorpresa e conquistò la posizione, catturando metà degli effettivi austriaci, mentre l'altra metà riparava verso posizioni a più bassa quota.

La perdita di punta San Matteo e del vicino Monte Mantello (3.536 metri), conquistato nella stessa azione, minacciava seriamente il fianco del fronte austro-ungarico nella zona del Tonale. Inoltre queste due cime erano due importanti punti di osservazioni dai quali si poteva controllare la sottostante Val di Monte, importante centro logistico delle forze imperiali. [1] Di conseguenza gli austriaci iniziarono subito i preparativi per pianificare un contro attacco, inviando immediatamente rinforzi mentre gli italiani stavano organizzando le difese sulle cime dei due monti.

La riconquista austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre 1918, dopo alcuni giorni di brutto tempo, gli austro-ungarici scattavono l'operazione Gemse, un assalto diretto alla riconquista della montagna. L'azione, anticipata da un forte bombardamento dell'artiglieria a.-u., coll'impiego di 28 obici e un mortaio da 30,5 cm, quest'ultimo posizionato in Val di Monte, con a disposizione in totale 22.700 granate[2], era seguito dall'assalto poco prima delle ore 19:00 di almeno 150 Kaiserschützen con 10 mitragliatrici. L'attacco della 3ª compagnia d'assalto (Sturmkompagnie) della 22ª divisione Schützen, rinforzato con parti della 21ª e della 30ª compagnia d'alta montagna (Hochgebirgskompagnie) nonché con parti della 2ª compagnia guide alpine (Bergführerkompagnie) era guidato dal tenente Tabarelli de Fatis. Mentre l'attacco al Monte Mantello era guidato dal tenente Licka. Alle 19:30 il Punta San Matteo, 6 metri più basso dopo il forte bombardamento austriaco, fu di nuovo nelle mani degli imperiali. Gli italiani, che consideravano già perduta la montagna, iniziarono un contro-bombardamento[3] delle posizioni già pesantemente segnate, causando vittime sia tra i difensori italiani catturati, che tra le truppe austro-ungariche. Un'ora dopo gli austro-ungarici occuparono anche il Mantello. [4]

Le perdite[modifica | modifica wikitesto]

Gli austro-ungarici persero 17 uomini (2 ufficiali e 15 soldati) durante lo scontro, e gli italiani 10. Questa fu l'ultima vittoria austro-ungarica della guerra. L'armistizio, siglato il 3 novembre 1918 alle 15:00 presso Villa Giusti mise fine alla guerra sul fronte italiano, le cui ostilità cessarono il 4 novembre 1918.

Nell'estate del 2004 i corpi congelati di tre Kaiserschützen furono trovati a 3.400 metri di quota, nei pressi della cima.[5][6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Walther Schaumann: Der österreichische Gegenangriff auf die Punta San Matteo (3692 m ü. M.) am 3. September 1918 in: Allgemeine Schweizerische Militärzeitschrift N. 10/1968, pag. 582
  2. ^ Schaumann 1968, p. 583.
  3. ^ Secondo Schaumann da parte italiana erano schierati 57 pezzi d'artiglieria con 42425 colpi d'artigleria, non contando le numerose bombarde.
  4. ^ Schaumann 1968, p. 585.
  5. ^ "WWI bodies are found on glacier", BBC News, 23 agosto 2004
  6. ^ Roberto Bianchin Il ghiacciaio dei soldati-mummia Corpi intatti dopo 86 anni su Repubblica.it, 22 agosto 2004

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Udalrico Fantelli, Giuseppe Magrin e Giovanni Peretti, Battaglie per il San Matteo. Le battaglie più alte della storia, Alpinia, 2008, ISBN 88-87584-34-6.
  • Walther Schaumann, Der österreichische Gegennagriff auf die Punta San Matteo (3692 m ü. M.) am 3. September 1918, Allgemeine Schweizerische Militärzeitschrift, 1968 n. 10.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • "Il Capitano sepolto nei ghiacci" una collezione di lettere scritte da Arnaldo Berni, il capitano italiano che condusse la conquista del Picco di San Matteo, fu ferito dal primo bombardamento austriaco ed infine ucciso durante il bombardamento italiano. Il suo corpo non è stato mai ritrovato.
  • Georg Bönisch "Die toten Augen im Berg" Der Spiegel 30 marzo 2004 (in tedesco)