Luca Montuori

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Luca Montuori
Generale Montuori.gif

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXVII legislatura del Regno d'Italia

Dati generali
Titolo di studio scuola militare
Professione militare
Luca Montuori
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Regio Esercito
Arma Arma di artiglieria
Arma di fanteria
Anni di servizio 1880-1923
Grado Generale d'armata
Comandanti Pietro Frugoni
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Battaglie battaglia di Zanzur
battaglia di Monte Piana
battaglia del monte Ortigara
battaglia di Caporetto
battaglia del Solstizio
battaglia di Vittorio Veneto.
Comandante di 6ª Armata
Studi militari Scuola di guerra dell'esercito
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Luca Montuori (Avellino, 18 febbraio 1859Genova, 8 marzo 1952) è stato un generale, politico e senatore italiano.

Distintosi durante la Guerra italo-turca prese successivamente parte alla Prima guerra mondiale dove comandò in successione 10ª e la 4ª Divisione. Alla testa del XX Corpo d'armata prese parte alla battaglia del monte Ortigara prima di assumere il comando interinale della 2ª Armata alla vigilia della battaglia di Caporetto. Nel 1918 assunse il comando della 6ª Armata che diresse durante la battaglia del Solstizio, e in quella di Vittorio Veneto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Luca Montuori nacque ad Avellino il 18 febbraio 1859,[1] figlio di Nicola e Tommasina Soldutti. Dopo essere entrato all'Accademia Militare di Torino il 1º ottobre 1878 (a 19 anni) si brevettò sottotenente d'artiglieria due anni dopo. Nel 1889 frequentò la Scuola di Guerra, passando successivamente in forza al Corpo di Stato Maggiore per completare la formazione come ufficiale di fanteria.[1] Divenuto maggiore nel 1898, al comando del 2º battaglione del 57º Reggimento fanteria "Abruzzi", partecipò alla repressione dei moti di Milano[2] sotto il comando del generale Fiorenzo Bava Beccaris.[1] Per tale azione fu decorato con una Medaglia d'argento al valor militare. Nel dicembre del 1901 fu promosso Tenente colonnello, assegnato inizialmente all'Istituto Geografico Militare di Firenze in seguito divenne insegnante di logistica presso la Scuola di Guerra. Allinizio del 1907 diventò addetto militare presso l'Ambasciata d'Italia a Berlino, e il 3 febbraio dello stesso anno fu promosso al grado di Colonnello. Rientrato in patria ritornò al Corpo di stato maggiore, assumendo nel 1910 il comando del 50º Reggimento di fanteria “Parma”. Nel 1911, con lo scoppio della guerra italo-turca il suo reparto partì per la Tripolitania (Libia). Nel giugno 1912 fu promosso Maggior generale, e al comandò della Brigata mista partecipò alla battaglia di Zanzur[1] (8 giugno 1912), distinguendosi particolarmente tanto da essere insignito della Croce di Cavaliere dell'ordine militare di Savoia.[3] Nel corso del 1913 prese parte alla battaglia di Assaba, e alla successiva avanzata su Nalut.[4] Rientrato in Italia nel 1914 divenne dapprima comandante della Brigata "Pisa", poi della III Brigata alpina, ed infine, all'inizio del 1915, della Scuola di guerra.[1]

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 maggio dello stesso anno l'Italia entrò in guerra, ed egli andò al fronte come comandante della Brigata "Parma", incarico che mantenne sino al 3 giugno. In quei primi giorni del mese fu promosso al grado di Tenente generale, assumendo il comando della 10ª Divisione impegnata in Cadore, nel settore Padola-Visdende. Il 1º dicembre assunse il comando della 4ª Divisione[5] impegnata nella sanguinosa conquista del Monte Sabotino.[5] Il 23 maggio 1916 passò al comando del XX Corpo d'armata, disloccato nel settore dell'Altipiano dei sette Comuni, rimanendovi fino all'agosto 1917. Durante questi mesi partecipò, tra l'altro, alla battaglia di Monte Piana e alla battaglia del monte Ortigara,[6] venendo decorato con una seconda Medaglia d'argento al valor militare e il titolo di Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia.

Il 23 agosto 1917 assunse il comando del II Corpo d'armata impegnato sul Carso, venendo leggermente ferito sulla Bainsizza, prendendo successivamente parte all'XI battaglia dell'Isonzo. Il 12 ottobre assunse il comando interinale della 2ª Armata, in sostituzione del generale Luigi Capello che si era ammalato ed era stato costretto al ricovero ospedaliero. Nonostante la malattia il generale Capello continuò ad esercitare un'azione di comando quasi indipendente da Montuori, e il disaccordo tra i due fu una delle cause principali della successiva disfatta di Caporetto. La cieca obbedienza agli ordini emessi dal generale Cadorna nelle fasi cruciali dell'offensiva austro-tedesca portò la sua unità a subire perdite gravissime sia sotto il profilo numerico che in quello morale. La mancata denuncia delle responsabilità del generale Pietro Badoglio, comandante del XXVII Corpo d'armata[7] gli valse l'appoggio del nuovo comandante supremo, il generale Armando Diaz, che gli assegnò il comando della 6ª armata posizionata sull'Altopiano dei Sette Comuni. Nel corso del 1918 si distinse particolarmente durante la battaglia del Solstizio, e nel mese di ottobre, in quella di Vittorio Veneto.

Gli ultimi anni di carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra entrò nel Consiglio dell'Esercito il 21 gennaio 1923[1] e venne promosso Generale d'armata[8] due giorni dopo, continuando la scia di successi il 20 maggio 1928[9] quando arrivò la nomina a senatore del Regno d'Italia,[8] prestando giuramento in tal senso il 4 giugno dello stesso anno. Quando l'Italia, in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, si arrese agli anglo-americani, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, il governo che Mussolini aveva creato nell'Italia del nord.[8]

Proprio per questo motivo, il crollo definitivo del fascismo coincise con la fine della sua carriera politica: venne infatti dichiarato decaduto dall'Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo[8] il 31 luglio 1945, e il suo ricorso in appello fu rigettato il 22 luglio 1948.[8] Morì a Genova l'8 marzo 1952.[8]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 16 marzo 1913[10]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 28 dicembre 1913[10]
Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia
«Durante l’offensiva austriaca dal Trentino, con savio indirizzo e ferrea energia arrestava l’incalzante avanzata del nemico verso Val di Brenta, riusciva a dominare la situazione e muovere, secondo l’intendimento superiore, alla controffensiva (5-15 giugno 1916). Guidava questa con instancabile ed aggressiva attività conquistando sull’orlo settentrionale dell’Altipiano importanti posizioni, dalle quali minacciando di avvolgere l’avversario, ne determinava il ripiegamento (15-24 giugno 1916).»
— 28 dicembre 1916[10]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia
«Comandante dell’Armata degli Altipiani, composta da truppe interalleate, diede prova di somma perizia, di prudente energia, di ammirevole avvedutezza, prima predisponendo ed organizzando mezzi e sforzi, poi incalzando il nemico con slancio ed ardire nella travolgente manovra che distrusse la resistenza nemica ed assicurò la vittoria (marzo-novembre 1918).»
— 24 maggio 1919[10]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Per il coraggio e l'energia dimostrati alla testa di due compagnie del suo battaglione, respingendo vittoriosamente oltre mille rivoltosi armati che tentavano l'attacco al posto di questura di via Napo Torriani, salvando così le guardie di pubblica sicurezza ed il drapello di truppa che vi erano ricoverati e che sarebbero certamente stati sopraffatti.»
— Milano, 6 maggio 1898.
— Regio Decreto 5 giugno 1898.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Nell'attacco all'altura di Quota 188, nei pressi di Oslavia, da lui personalmente diretto, si pose alla testa della brigata Granatieri di Sardegna, priva del suo comandante titolare, guidandola valorosamente nel fortunato assalto.»
— Collina quota 188 (nord est di Oslavia), 20 novembre 1915.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante del corpo d'armata, sull'altopiano della Bainsizza, quotidianamente percorreva le trincee di prima linea per sorvegliare, provvedere ed animare tutti nella sua fede, della sua attività e del suo spirito di sacrificio, venne colpito da pallottola in un braccio ma non lasciò il comando. Vallone di Chiappovano, 12 settembre 1917. Al ponte della Priula, benche nuovamente ferito, non abbandonava le sue truppe se non quando vide al sicuro le ultime retroguardie: splendido esempio a tutti di valore e di costante alto sentimento del dovere.»
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Croce d'oro per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 25 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 25 anni di servizio
Medaglia commemorativa della Guerra italo-turca 1911–1912 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Guerra italo-turca 1911–1912
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 26 dicembre 1897
Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 2 giugno 1910
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 7 dicembre 1912
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 31 maggio 1917
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 27 dicembre 1918
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 30 maggio 1907
Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 29 maggio 1913
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1º giugno 1918
Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 7 dicembre 1922
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 11 febbraio 1926

Tedesche[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di III classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa
— 5 giugno 1902

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Bianchi 2012, p. 148
  2. ^ Piero Pieri e Giorgio Rochat, Pietro Badoglio, Maresciallo d'Italia, Mondadori, Milano, 2002
  3. ^ Fu insignito di tale onorificenza il 16 marzo 1913.
  4. ^ Per questa azioni il 23 dicembre 1913 fu elevato al rango di Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia.
  5. ^ a b Thompson 2010, p. 184
  6. ^ Il 1º giugno 1917 emise le direttive d'attacco che, fra gli altri obiettivi, indicava espressamente l'Ortigara obiettivo principale. Occupato detto monte e il retrostante Passo di Val Caldiera, volgere verso sud – ovest lungo il margine settentrionale dell'Altopiano, proseguendo sino alla occupazione del Costone di Portuole.
  7. ^ Il mancato impiego dell'artiglieria divisionale e di corpo d'armata consentì alle forze nemiche di avanzare senza incontrare ostacoli degli di rilievo, e quando i cannoni iniziarono a sparare avevano la fanteria austro-tedesca nelle immediate vicinanze delle postazioni, finendo catturati.
  8. ^ a b c d e f Bianchi 2012, p. 149
  9. ^ Relatore della proposta fu Carlo Petitti di Roreto.
  10. ^ a b c d Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Bianchi, Gli Ordini militari di Savoia e d'Italia, Vol. 3, Edizioni A.N.A., 2012.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Comando del Corpo di Stato Maggiore, Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918. Brigate di Fanteria, Vol. 1, Roma, Edizioni Ufficio Storico, 1928.
  • Luciano degli Azzoni Avogadro, Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia, L'amico del re. Il diario di guerra inedito di Francesco degli Azzoni Avogadro, aiutante di campo del Re Vol.2 (1916), Udine, Gaspari editore, 2011, ISBN 88-7541-234-0.
  • Angelo Del Boca, Gli Italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore. 1860-1922, Bari, Laterza, 1986.
  • Paolo Gaspari, Le bugie di Caporetto: la fine della memoria dannata, Udine, Gaspari Editore, 2011.
  • Angelo Gatti, Caporetto: Dal diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917), Bologna, Società Editrice Il Mulino, 1965.
  • Piero Melograni, Storia politica della grande guerra. 1915-1918, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997.
  • Gianni Oliva, Soldati e ufficiali- L'esercito italiano dal Risorgimento ad oggi, Milano, A. Mondadori Editore., 2012, ISBN 88-520-3128-6.
  • Ministero della Guerra, Campagna di Libia, I, Parte generale e prime operazioni (ottobre - dicembre 1911); II, Operazione in Tripolitania, dal dicembre 1911 alla fine dell'agosto 1912, Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Roma 1922
  • Giorgio Rochat, Pieri Piero, Badoglio, Torino, UTET, 1974.
  • Luigi Segato, L’Italia nella guerra mondiale. Vol. 1, Milano, Fratelli Vallardi editori, 1935.
  • Mario Silvestri, Caporetto, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003, ISBN 978-88-17-10711-2.
  • Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Milano, Il Saggiatore s.p.a., 2009, ISBN 88-6576-008-7.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Pelagalli, Esoneri dal comando nella Grande Guerra, in Storia Militare, nº 215, Parma, Ermanno Albertelli Editore, agosto 2011, pp. 17-23, ISSN 1122-5289.

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