Sesta battaglia dell'Isonzo

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Sesta battaglia dell'Isonzo
Fronte Italiano 1915-1917.jpg
Mappa degli avanzamenti italiani nelle battaglie dell'Isonzo.
Data Dal 4 agosto al 17 agosto 1916
Luogo Gorizia, Italia
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
22 divisioni 9 divisioni
Perdite
51.000 (21.000 morti circa) 40.000 (9.000 morti circa)
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La Sesta battaglia dell'Isonzo, chiamata anche battaglia di Gorizia[1] fu combattuta dal 4 agosto al 17 agosto 1916 tra gli eserciti italiano e austroungarico, nel corso della prima guerra mondiale.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il comandante in capo Franz Graf Conrad von Hötzendorf aveva ridotto la consistenza delle forze austroungariche[2] lungo il fronte dell'Isonzo, richiedendo il trasferimento di quattro divisioni della Quinta Armata di Boroević e diverse batterie di artiglieria per rafforzare l'offensiva sul Trentino, battezzata Strafexpedition[3]. Dopo l'inizio delle operazioni austroungariche, anche Cadorna spostò molte unità provenienti dal settore meridionale del fronte dell'Isonzo verso Asiago (l'equivalente di otto divisioni di fanteria, più battaglioni di Alpini e Bersaglieri e decine di batterie di artiglieria), per costituire la V Armata italiana e bloccare l'offensiva sull'altopiano[4].

Esauritesi verso la fine del giugno 1916 le operazioni sull'altopiano di Asiago, dopo un contrattacco che portò alla riconquista a caro prezzo di metà dei territori perduti nell'iniziale successo dell'offensiva austroungarica, Cadorna sospese le operazioni sull'altipiano e riprese ad ammassare uomini e mezzi sul fronte dell'Isonzo, da lui considerato il principale. Il 12 giugno Salandra, che meditava di sostituirlo, si era dimesso, dopo essere caduto il 10 giugno su una votazione di fiducia e il 18 giugno gli era succeduto il governo di unità nazionale presieduto dall'anziano Paolo Boselli, rafforzando la posizione di comando assoluto di Cadorna.

Operazioni belliche sul Carso nel giugno 1916[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di giugno furono intraprese nella zona del Carso operazioni di portata limitata da entrambi gli schieramenti. La III Armata del Duca d'Aosta attaccò il Monte Sei Busi per tre giorni senza risultati. Poi entro la fine del mese attaccò nuovamente le posizioni austroungariche sul Carso meridionale. D'altra parte Boroević riteneva che le operazioni in Trentino avessero distolto l'attenzione degli italiani abbastanza da poter recuperare alcune posizioni perse nelle battaglie precedenti, in particolare per consolidare l'occupazione del Monte San Michele[5].

L'attacco con il gas del 29 giugno 1916 sul San Michele[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene si tratti di un attacco minore dal punto di vista delle forze impegnate, rimane nelle cronache come il primo con l'ausilio di gas effettuato sul fronte italiano. Alle 5 e 15 del mattino del 29 giugno 1916 vennero aperte le 6000 bombole contenenti una miscela di cloro e fosgene, già distribuite alcuni giorni prima. I gas calarono sulle trincee della prima linea dell'XI Corpo d'Armata, occupate da battaglioni della 21ª e 22ª divisione, trovando i soldati italiani completamente impreparati e uccidendone a migliaia. Gli occupanti della seconda linea inizialmente fuggirono terrorizzati davanti alle nuvole di gas e i veterani ungheresi dei battaglioni delle divisioni 17a e 20a Honvéd non ebbero difficoltà ad occupare le trincee. Più tardi però i battaglioni italiani si riorganizzarono, anche approfittando della distribuzione ineguale del gas, e offrirono una resistenza rabbiosa e inaspettata. Anche grazie al bombardamento mirato sulla retroguardia italiana, che ostacolò l'arrivo dei rinforzi, e malgrado un cambio del vento che causò la morte di centinaia di attaccanti, i battaglioni ungheresi consolidarono le posizioni occupate e l'attacco fu considerato dagli austroungarici un successo, con la perdita di meno di 2000 uomini a fronte di perdite italiane immediate di quasi 7000 uomini. L'utilizzo del gas e delle mazze ferrate per finire gli ustionati fornì ai reparti italiani una motivazione particolare negli scontri successivi. Dopo l'attacco con i gas, i soldati dell'esercito austroungarico che volevano darsi prigionieri dovettero farlo in gruppi consistenti, altrimenti venivano immediatamente passati per le armi.[6]

Malgrado le perdite di migliaia di uomini da ambo le parti, la seconda metà di giugno fu definita da entrambi i comandi «giornate tranquille»[7].

Ungaretti[modifica | modifica wikitesto]

In quello stesso 29 giugno 1916, il poeta Giuseppe Ungaretti, che si trovava nelle retrovie a Mariano del Friuli per un periodo di riposo, scrisse diverse poesie, tra cui Il porto sepolto e Dannazione[8]. Ritornò ben presto a sperimentare di persona gli orrori delle trincee del Carso.

Progressi nelle tecniche di combattimento e nell'approccio strategico e tattico[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 1916 procedevano i lavori di approccio italiani alle linee austroungariche, che cercavano da parte loro di rallentarli con attacchi locali. Il progresso attuato nelle opere difensive austroungariche, che miravano sia a velocizzare la reazione agli attacchi, vista la vicinanza delle trincee italiane, che ad aumentare la protezione per le truppe di prima linea al solito feroce bombardamento italiano di preparazione (che per quanto poco indirizzato era di violenza impressionante) era diventato evidente agli italiani con la conquista del famoso "Ridottino" del San Michele. Dalla fine di marzo anche gli italiani iniziarono a scavare caverne sotto le trincee di prima linea e i soldati vi s'impegnarono grandemente, visto che ne comprendevano da soli gli immediati benefici[9]

Gli italiani si erano sforzati a loro volta di colmare delle lacune risalenti all'inizio del conflitto. Malgrado l'usura delle bocche da fuoco fosse grande, ai tempi della Sesta battaglia il parco di artiglieria disponibile era ormai ben superiore per numeri a quello avversario. Erano state dispiegate anche le bombarde, più efficaci dei cannoni contro trincee e reticolati, e si era cercato di aumentare la scarsa efficacia del fuoco razionalizzandone la distribuzione su obiettivi prescelti e verificandone il risultato attraverso l'aumento dell'attività degli osservatori, già dall'inizio della guerra inferiori per posizionamento, strumentazione ed efficacia. Furono distribuiti gli elmetti ed esteso l'utilizzo del telefono da campo. Furono anche compiuti degli sforzi nel campo dell'intelligence e del mascheramento, tanto che lo spostamento di truppe dall'altopiano di Asiago in preparazione alla Sesta battaglia (una decina di divisioni rinforzate, per un totale di circa 300.000 uomini, effettuato in tre settimane a luglio), fu in buona parte nascosto agli austroungarici[10]. Già a dicembre 1915 Conrad aveva del resto preso atto dei miglioramenti dell'esercito italiano e l'impellenza di liquidarlo prima di perdere la superiorità qualitativa austroungarica nelle operazioni belliche era stato uno dei motivi che avevano portato alla Strafexpedition[11].

Il morale[modifica | modifica wikitesto]

Un punto dolente dell'esercito italiano e di Cadorna rimase la gestione del morale delle truppe, sia per carenza di mezzi ed esperienza nella gestione dell'approccio psicologico alla guerra, sia per gli evidenti limiti negli schemi mentali e nell'impostazione del comando. Vi era, del resto, una situazione oggettiva di carenza di motivazione in truppe composte per lo più da contadini costretti a lasciare di malavoglia le loro terre, terre da cui probabilmente non si erano mai allontanati nel corso della loro vita.

Sull'altipiano di Asiago si era già assistito allo sfascio di interi reparti, ad episodi quali l'uccisione di ufficiali da parte di truppe esasperate o il rifiuto dei soldati di insistere in attacchi velleitari (Cadorna, nelle sue lettere, chiamò queste rivolte "fatti deplorevoli"[12]), in alternanza ad atti di straordinario eroismo.[13] La risposta, di Cadorna e degli alti ufficiali, fu quella delle fucilazioni sommarie, iniziate già entro la fine di maggio

Ad ogni modo, l'aver fermato l'offensiva austroungarica sull'altopiano di Asiago[14] aveva risollevato in buona misura il morale sia delle truppe italiane sia dell'intera nazione; da questo punto di vista, perciò, nell'agosto 1916 la situazione non era sfavorevole.

Dall'altro lato, a metà 1916 il morale delle truppe austroungariche era ancora elevato (come testimoniato dal rapporto di 1 prigioniero ogni 10 perdite, mentre sugli altri fronti austroungarici il rapporto era di 10 perdite ogni 8 prigionieri).[15]

Il piano di battaglia, gli ultimi preparativi e gli schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

Già nel febbraio 1916 il Comando Supremo italiano aveva progettato di effettuare, in data da determinarsi, la concentrazione di mezzi e truppe per attuare un piano in due fasi. Il piano generale consisteva in una prima fase diretta contro la linea Oslavia-Sabotino, che avrebbe permesso il dominio strategico e la conquista della testa di ponte di Gorizia, cui sarebbe seguita una seconda fase sul fronte S.Michele-S.Martino.[16] All'inizio del 1916 lungo tutto il fronte dell'Isonzo, con maggior intensità nella zona del Carso e di Gorizia, vennero intrapresi lavori di scavo di trincee profonde (che garantivano un miglior riparo dai tiri di artiglieria rispetto agli scavi poco profondi corredati di muretti a secco utilizzati fino a quel momento) e di caverne e ricoveri che avrebbero permesso la concentrazione di truppe in sicurezza in prossimità delle zone di attacco.[17]

Svolgimento della battaglia - Prima fase (4-9 agosto 1916)[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco a Podgora, Oslavia e Sabotino[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 agosto 1916, alle ore 7, ebbe inizio il tiro delle artiglierie italiane da Tolmino al mare. Sul Sabotino una colonna comandata dal colonnello Badoglio (cinque battaglioni), grazie a un dedalo di gallerie scavate nella roccia quasi a contatto delle posizioni nemiche, riuscì ad espugnarne la vetta[18] e a sorpassarla scendendo sulla sponda destra dell'Isonzo sul costone/forcella di San Mauro (Šmaver, mt 507).

Sul basso Sabotino, invece, gli austroungarici resistettero agli sforzi di un'altra colonna italiana, comandata dal generale Gagliani, il quale rimase ferito e dovette cedere il comando al generale De Bono; la quota 188 (presso Lenzuolo Bianco) e la sommità del vicino Podgora rimasero in mano austroungarici. Oslavia e la sommità del Calvario (q. 184) invece vennero raggiunte e sorpassate dagli italiani. Nella notte gli austroungarici contrattaccarono violentemente ottenendo qualche vantaggio ad Oslavia e al Graffemberg (Contado) per poi venir respinti sia sul Sabotino sia sul Calvario.

Il mattino del 7 agosto rivampò la battaglia, grazie anche a rinforzi sopraggiunti in aiuto agli austroungarici. L'esercito italiano conquistò la Quota 188 e il Dosso del Bosniaco (collocate tra Oslavia e Lenzuolo Bianco) e le trincee della Valle Piumizza (alle pendici a sud del Sabotino). In serata si registrarono resistenze austroungariche ancora sul Podgora, ma la stessa notte il Comando austroungarico ordinò la ritirata sulla sponda sinistra dell'Isonzo.

L'attacco al San Michele[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata a Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

I primi ad entrare in Gorizia, l'8 agosto 1916, furono i fanti del 28º fanteria "Pavia", comandati dal sottotenente Aurelio Baruzzi, medaglia d'oro al V.M.La brigata Pavia faceva parte della dodicesima divisione comandata dal generale Fortunato Marazzi,che per questa vittoria e altri meriti di guerra fu insignito della Croce di Savoia.

Austroungarici in rotta?[modifica | modifica wikitesto]

Svolgimento della battaglia - Seconda fase (10-17 agosto 1916)[modifica | modifica wikitesto]

Attacchi a Nord e ad Est di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Le difese austroungariche a nord e ad est di Gorizia comprendevano una serie ininterrotta di alture che coronavano la città e la proteggevano. Tra tali alture vi erano la dorsale dal Monte Santo, il San Gabriele, il San Daniele, e le alture minori di Santa Caterina , di Tivoli e di M.te San Marco, col retrostante bosco di Panovizza.
La dorsale quota 383 (Prižnica) - Monte Cucco di Plava - Monte Santo - San Gabriele - San Daniele, si prestava egregiamente invece a celare le artiglierie austroungariche a sua volta servite da ottimi osservatorî; dopo la caduta di Gorizia, tali alture sapientemente apprestate a difesa, valsero a sbarrare il passo verso est alle truppe italiane[19].

Nell'agosto 1916[20], uscendo dai sobborghi della città di Gorizia appena conquistata e dirigendosi alla sua immediata periferia est, i fanti italiani si avvicinarono al bosco Panovizza. Tale quota boscosa, dove si occultava la scacchiera del nuovo sistema difensivo austroungarico, assieme all'allora cimitero di Gorizia (ora centro della città di Nova Gorica) col suo viale alberato e le mura del convento francescano di Castagnavizza furono tre riferimenti visivi fondamentali per i fanti chiamati all'avanguardia allo scopo di aprire i varchi alla nuova avanzata italiana verso est.
Conquistata la quota del convento, il 10 agosto 1916 il 223º Reggimento della brigata Etna iniziò l'esplorazione delle prime balze del Panovizza; i colpi dei tiratori scelti delle truppe austroungariche, nascoste dal folto del bosco di castagni, causarono uno stillicidio di perdite da parte italiana che proseguì fino all'incontro con i reticolati che preannunciavano lo sbarramento difensivo tra le quote 165 e 174 ovest (Rafut).
Il 12 agosto, dopo una preparazione d'artiglieria resa più difficile dallo sbarramento visivo delle fronde che si stavano caricando di ricci verdi, i fanti della brigata Etna riuscirono a far tacere i nidi di mitragliatrice austroungarici tra le quote 165 e 174 ovest, dilagando nella trincea avversaria e poi nei camminamenti che la collegavano alla linea retrostante; grazie allo schermo della boscaglia, le truppe austroungariche passarono però poi al contrattacco, fissando alle sopraccitate quote la massima avanzata dell'offensiva italiana.

Il 14 agosto la 2a Armata riprese invece le operazioni per la conquista della cintura montana di Gorizia, dal Monte Cucco di Plava al M.te San Marco, ma quattro giorni di combattimenti accaniti non gli diede che piccoli vantaggi locali. Il giorno 17, quindi, le operazioni vennero sospese.

Attacchi sul Carso[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte del 10 agosto 1916, le truppe austroungariche, vista la precarietà della loro situazione dopo la perdita del San Michele e di Gorizia, abbandonarono tutta la parte dell'altopiano carsico ad ovest del Vallone, ritirandosi sopra una linea a est di questo, passante per il Nad Logem (Sopra Bosco/quota 212), la quota 187 (vicino all'attuale valico secondario di confine "Devetachi"), Opacchiasella, Novavilla e le quote 208 nord e sud[21], 144 (Arupacupa) e 77 (Sàblici)[19].

Le truppe italiane le seguirono rapidamente e nella giornata dell'11 agosto passarono il Vallone, riprendendo contatto con l'avversario.

Il mattino del 12 agosto le truppe italiane passarono all'attacco sul Carso, e la 23a Divisione si impadronì diSopra Bosco/quota 212, mentre la Brigata Regina entrava nell'abitato di Opacchiasella.
Parallelamente le truppe del XI Corpo d'Armata e quelle del XIII si impegnarono contro le postazioni nemiche sul Monte Lupo, del Pecinca, del Colle Grande e di Novavilla ma non riuscirono a trionfare sulla già salda organizzazione difensiva austroungarica

Conclusione: le conseguenze della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La Sesta Battaglia dell'Isonzo ebbe conseguenze importanti per l'andamento dei fatti sul Fronte dell'Isonzo e in generale per l'andamento dei fatti sul Fronte italiano almeno fino alla Disfatta di Caporetto l'anno seguente. Per gli italiani la conquista di Gorizia significò un orgoglio enorme in quanto la città era da sempre uno degli obbiettivi più ambiti dagli irredentisti fin dalla fine dell'Ottocento e soprattutto perché la conquista della città avrebbe spalancato le porte alla conquista della ben più importante Trieste a sud, cosa che non avverrà fino all'armistizio di Villa Giusti il 3 novembre 1918. Anche perché l'Italia ne uscì distrutta dalla presa di Gorizia mentre l'esercito austro-ungarico, il perdente, con "soltanto" qualche migliaio di morti e questo convinse l'Alto Comando Austro-Ungarico a intensificare le operazioni lungo il fiume per evitare un ulteriore sfondamento nemico. La conquista di Gorizia fu per molti italiani una conquista a metà per colpa dell'altissimo numero di morti e questo ispirò il canto pacifista antipatriottico, O Gorizia, tu sei maledetta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schindler, 2007, cap.VIII
  2. ^ Il termine più corretto sarebbe "Imperial-regie" (Kaiserlich und königlich). Alcuni autori italiani, soprattutto del passato, si riferiscono all'esercito imperial-regio, non troppo correttamente, come agli "austriaci". Cfr. l'introduzione di Sergio Chersovani a "La battaglia di Gorizia - Agosto 1916", pp.11-26
  3. ^ La richiesta di truppe e materiale era stata inoltrata a Boroević già il 3 marzo, prima della Quinta battaglia dell'Isonzo, vedi Schindler, 2007, p.225
  4. ^ Schindler, 2007, p.225
  5. ^ nello specifico Quota 197 ("Bosco Cappuccio") e le trincee sul versante nord nella zona di Sdraussina
  6. ^ Schindler, 2007, pp.236-238
  7. ^ Schindler, 2007, p.235
  8. ^ Sul Carso con Giuseppe Ungaretti dal portale del Consorzio Culturale del Monfalconese
  9. ^ Sema, 2009, p.206
  10. ^ Schindler, 2007, p.239
  11. ^ Sema, 2009, p.205
  12. ^ Sema, 2009, p.208
  13. ^ la Brigata Catanzaro
  14. ^ La storiografia contemporanea, tuttavia, riconosce gran parte del merito ai risultati ottenuti dall'offensiva russa guidata dal generale Brusilov in Galizia, che costrinse Conrad a distogliere truppe e materiali in gran quantità dal fronte italiano. Vedi Schindler, 2007, pp.228-232 e la prefazione di Antonio Sema in "La battaglia di Gorizia - Agosto 1916", p.7
  15. ^ Sema, 2009, p.183
  16. ^ Zingales, 1925, in, p.138
  17. ^ Zingales, 1925, in, pp.138-139
  18. ^ va ricordato che già dal Novembre 1915 gli Italiani possedevano sul Sabotino una trincea in rialzo che dalla quota 513 scendeva lungo il costone, per quota 325 (detta dei “Massi Rocciosi”), a Poggio S. Valentino (Podsabotin) e continuava fino al fondo della Valle Piumizza
  19. ^ a b Consociazione Turistica Italiana – Sui Campi di Battaglia – Il Medio e Basso Isonzo – quinta edizione , 1939, Milano
  20. ^ Battaglie senza monumenti – Panowitz, San Marco e Vertojba. Itinerari sconosciuti in Slovenia alla riscoperta delle imprese degli arditi di Bassi, Nicola Persegati. Guide Gaspari. Aprile 2005
  21. ^ Bonetti e basso Vallone / Itinerario delle quote 208

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Chersovani (a cura di), La battaglia di Gorizia - Agosto 1916, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, maggio 2006, ISBN 88-86928-93-9.
  • Emilio Faldella, Le battaglie dell'Isonzo 1915-1917, Longanesi, 1965.
  • John R. Schindler, Isonzo, il massacro dimenticato della Grande Guerra, traduzione di Alessandra De Poi, commento alle fotografie Antonio Sema, quinta, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, dicembre 2007 [2001], ISBN 88-86928-54-8.
  • Antonio Sema, La Grande Guerra sul fronte dell'Isonzo, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, febbraio 2009, ISBN 978-88-6102-031-3. (edizione in volume unico dell'opera uscita in origine in tre volumi)
  • Fritz Weber, Dal Monte Nero a Caporetto. Le dodici battaglie dell’Isonzo, Milano, Gruppo Editoriale Mursia, 2006 [1967], ISBN 978-88-425-3684-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]