Tiroler Schützen

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Una compagnia odierna di Schützen
La compagnia di Dobbiaco

I Tiroler Schützen (o bersaglieri tirolesi, cacciatori tirolesi, scizzeri o sizzeri) erano una milizia volontaria adibita alla difesa territoriale, operante nel dominio asburgico della Contea del Tirolo.[1]

Nel 1871 assunsero il nome di Tiroler Landesschützen e successivamente di Tiroler Kaiserschützen.

Sciolti in conseguenza allo smembramento dell'Impero austro-ungarico, sono oggi ricordati da svariate associazioni folcloristiche che si ispirano alla loro tradizione mantenendone il nome (Schützen, invece di Tiroler Schützen).

Oggi sono presenti negli ex-territori della Contea del Tirolo: Tirolo austriaco, Alto Adige, Trentino, Cortina, Livinallongo e Voralberg (in quest'ultimo, non più parte del Tirolo, è presente la Vorarlberger Schützenbund).

In Baviera esistono organizzazioni simili: i Gebirgsschützen.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Landesschützen.

Nella Contea del Tirolo esisteva, almeno dal XVI secolo, una struttura difensiva chiamata Landesverteidigung Tirols (difesa territoriale tirolese), legata al territorio e alla popolazione locale.

La sua codifica risale a un trattato tra l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo con diversi territori, tra i quali il principato vescovile di Trento e quello di Bressanone, registrato nel Landlibell o Libello dell'Undici nel 1511. Grazie a questo trattato i tirolesi ottennero l'esenzione dall'obbligo dell'intervento militare al di fuori del territorio del Tirolo. Per contro, invece, avevano l'obbligo di impegnarsi per difenderlo in qualsiasi momento, attraverso una chiamata alla leva suddivisa su 5 livelli: venivano chiamati progressivamente 5.000, 10.000, 15.000, 20.000 uomini, fino all'ultima leva o milizia territoriale (Landsturm), dove tutti gli uomini erano chiamati alle armi attraverso il suono delle campane o l'accensione di fuochi di segnalazione. Le cinque chiamate vennero poi ridotte a tre.[2]

Claudia de' Medici, nel 1636, introdusse una riforma al sistema difensivo territoriale previsto dal Landlibell, sostituendo le tre chiamate alla leva con una "milizia territoriale" di 4 reggimenti di circa 2.000 uomini tra i 24 e i 45 anni. Ogni reggimento era formato da 6 compagnie.

Fu durante il regno dell'imperatore Leopoldo I, nel 1704, che il Landlibell venne emendato nuovamente, andando a costituire 12 compagnie di tiratori scelti o tiratori al bersaglio (gli equivalenti dei bersaglieri): gli Schützen, che avevano la caratteristica di essere obbligati ad allenarsi costantemente presso i poligoni di tiro o casini di bersaglio presenti sul territorio.

Il corpo degli Schützen venne quindi fondato ufficialmente durante il regno dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo nel XVII secolo, mentre quella che prima era la milizia territoriale veniva sostituita con gli "Schützen territoriali" o Scharfschützen, un corpo che si poneva accanto agli Schützen sopra descritti.[1]

Epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Andreas Hofer, l'eroe dei tirolesi

Il corpo degli Schützen fu particolarmente attivo durante l'epoca napoleonica.[3] Le compagnie nel frattempo erano aumentate a 46 nel 1796 e a 94 nel 1797. I francesi però li ritenevano "non al pari di una vera e propria milizia bensì come gruppi di partigiani, insomma una specie di franchi tiratori volontari, che si permettevano di sparare al di fuori di regole di combattimento codificate",[3] pur essendo questi dotati di regolari divise, con una organizzazione gerarchica e riconosciuti dal governo austriaco, tanto che per le gesta compiute alcuni vennero anche insigniti di onorificenze, come la croce di cavaliere dell'Ordine di Maria Teresa conferita al capitano Von Graff nel 1796.[3]

Nell'autunno 1796 le truppe francesi, mentre tentavano di congiungere le proprie truppe con quelle in Baviera, decisero di attraversare il Tirolo, ma queste vennero fermate durante la battaglia di Segonzano del 2 novembre 1796 cui parteciparono militarmente 7.000 Schützen.

A fine gennaio 1797 le truppe francesi tentarono nuovamente di oltrepassare il passo del Brennero, ma furono nuovamente fermate il 2 aprile 1797 con la battaglia di Spinga (in tedesco Schlacht von Spinges, dove Spinga Spinges è una frazione di Rio di Pusteria), a cui parteciparono 3.000 Schützen.

Nonostante il Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, con cui l'Austria faceva pace con la Francia, questa durò poco, infatti nel 1798 si formò una nuova coalizione contro la Francia. La Francia però le inflisse un duro colpo nel marzo 1799, a Martinsbruck e a Nauders.

Attraverso la Pace di Presburgo (1805), l'Austria perdeva i territori del Tirolo, ceduti alla Baviera nel gennaio 1806 per volere di Napoleone. Questa scelta fu poco ben voluta dalle popolazioni tirolesi. Nel frattempo nel mese di aprile dell'anno 1809, l'Austria decise di dichiarare guerra alla Francia ed ai suoi alleati, quali la Baviera. Andreas Hofer, un oste e commerciante di bestiame della val Passiria decise di ribellarsi agli occupanti, spingendo il popolo in rivolta, facendosi aiutare da volontari e dalle compagnie di Schützen.[4]

Il 25 maggio del 1809 gli Schützen, capeggiati da Andreas Hofer, riuscirono ad arrestare e sconfiggere le truppe franco-bavaresi di Napoleone nella prima battaglia di Bergisel (nei pressi di Innsbruck) che volevano scendere nel Tirolo per saccheggiarlo. Pochi giorni dopo, il 29 maggio vi fu la seconda battaglia di Bergisel, ma le truppe napoleoniche vennero nuovamente sconfitte. Il 13 agosto Andreas Hofer sconfisse ancora una volta le truppe bavaresi e francesi, con la terza battaglia di Bergisel, insediandosi a Innsbruck. Nonostante le tre iniziali vittorie, la campagna fu vinta da Napoleone, a Wagram (6 luglio 1809), a cui conseguì la cattura il 20 febbraio 1810 e la morte di Andreas Hofer a Mantova.[5]

Napoleone decise quindi di suddividere la regione del Tirolo, annettendo il Trentino e la Bassa Atesina al Regno Italico, l'alta Val Pusteria al Regno Illirico ed il resto alla Baviera. Solo nel 1813 il Tirolo ritornò all'Austria.

La riforma del 1871[modifica | modifica wikitesto]

Standschützen di San Vigilio di Marebbe, foto antecedente la I Guerra Mondiale

Nel 1871 vi fu una nuova riforma della leva militare, che prevedeva la nascita di 10 battaglioni di Tiroler Landesschützen (gli "Schützen territoriali"), che vennero trasformati nei reggimenti di Trento, Bolzano e San Candido nel 1893. Nel corpo prestavano servizio di due anni i giovani tra i 20 e i 32 anni, rimanendo poi negli Standschützen (gli "Schützen stanziali") per altri dieci anni.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Landesschützen nel 1906

Durante la prima guerra mondiale le compagnie furono diversamente raggruppate in battaglioni ed ebbero l'onore di venire qualificate a Kaiserschützen dall'imperatore Carlo I nel 1917, a seguito del valore dimostrato in battaglia.[senza fonte]

L'Italia dichiarò guerra all'impero austro-ungarico il 23 maggio 1915, provocando la mobilitazione generale delle formazioni degli Standschützen, chiamati a presidiare i valichi e le vette dei confini. Durante la guerra si batterono valorosamente e scontrandosi con gli Alpini italiani, in quella che fu chiamata la Guerra Bianca.[6]

Una situazione particolare si venne a creare in regioni occupate da popolazioni italiane nelle quali la maggior parte dei giovani in età per il servizio militare venne arruolata dall'impero austro-ungarico ma in diversi scelsero come loro patria di appartenenza l'Italia, dando vita all'irredentismo. Figure come Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi furono tra le più rappresentative, in questo senso. Sia durante il periodo bellico che nel ventennio fascista successivo coloro che seguirono i loro ideali (o semplicemente la chiamata alle armi) schierandosi per una parte o per l'altra vennero chiamati, a seconda dei casi, traditori o fedeli alla loro terra. Un caso particolore fu quello di Bruno Franceschini, probabilmente coinvolto suo malgrado nell'episodio della cattura di Battisti e Filzi e considerato dalla propaganda post bellica un rinnegato.[7][8][9][10]

Scioglimento del corpo[modifica | modifica wikitesto]

La sconfitta dell'impero austro-ungarico causò la fine della monarchia asburgica e, di conseguenza, nei termini del regolamento di difesa territoriale, gli Schützen cessarono di esistere.

Gli Schützen sopravvissero per alcuni anni come associazioni private di tiro al bersaglio. Tali associazioni furono vietate in Italia con l'avvento del fascismo e in Austria con l'avvento del nazismo (1938).

Gli Schützen oggi[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra: Paul Bacher, Hermann Huber, Bertl Jordan, Josef Seppi e Werner Wenighofer, alcuni Schützen in comando.

Oggi le tradizioni dell'antico corpo degli Schützen sono rievocate da associazioni di tipo folcloristico, costituitesi a partire dagli anni '50.

Da un punto di vista giuridico gli Schützen contemporanei sono «associazioni di volontariato» di carattere privato, ovviamente prive di compiti di difesa territoriale o di un profilo militare o paramilitare. Le compagnie hanno infatti carattere rievocativo e di rappresentanza presso cerimonie e feste.

Gli Schützen promuovono anche attività di recupero di luoghi di importanza storico-culturale e religiosa (restauro di postazioni risalenti alla prima guerra mondiale, come all'Asmara vicino Mori,[11] apertura al pubblico di eremi e santuari), o si fanno portatori di attività a scopo benefico. Molto apprezzato è anche l'impegno in difesa del patrimonio di usi e costumi locali: le loro manifestazioni costituiscono spesso un'autentica attrazione turistica.

Sebbene nominalmente apolitici, gli Schützen portano avanti valori molto specifici, sintetizzabili nel motto conservatore "Dio, patria e famiglia". Si propongono quindi la tutela dei valori cattolici, delle tradizioni e dei costumi tipici del territorio tirolese.

Frange degli Schützen sia in Alto Adige sia in Trentino portano avanti apertamente anche una politica di tipo autonomista, quando non separatista, con forti connotati anti italiani. Non mancano, al loro interno, infiltrazioni di estrema destra.[12][13] Le connotazioni politiche degli Schützen altoatesini sono tavolta malviste dagli Schützen austriaci, che sono, viceversa, associazioni di carattere prettamente folcloristico.[14]

Gli Schützen tirolesi sono presenti nell'area dell'ex Tirolo storico, ossia negli odierni Tirolo austriaco, Vorarlberg, Trentino-Alto Adige, Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia. Altre compagnie di Schützen con caratteristiche simili sono presenti nell'arco alpino centrale (ad esempio in Baviera).

Gli Schützen tirolesi si suddividono quindi in diverse "aree": quelli del Tirolo austriaco (Tirol), quelli dell'Alto Adige (Südtirol), quelli del Trentino (Welschtirol) e quelli del bellunese (Ampezzano). Il 17 settembre 1995 per le vie di Innsbruck, al seguito di una sfilata di Schützen trentini, tirolesi e sudtirolesi, venne sancita la nascita della federazione unitaria, il Bund.[15]

Costumi, bandiere, armi[modifica | modifica wikitesto]

Il fucile Mauser Karabiner 98k, in dotazione alle compagnie

Gli Schützen sfilano in costumi da cerimonia tradizionali che, nella stragrande maggioranza dei casi, comprendono un cappello ornato di piume di fagiano di monte e decori floreali: fiori bianchi e rossi per feste, rifondazioni o anniversari; foglie di quercia per cerimonie solenni o di notevole importanza; ramo di abete bianco con tre punte verso l'alto per funerali o messe di suffragio ai caduti in guerra (in tal caso sulla bandiera della compagnia viene appesa una striscia color nero a indicare il lutto).[16]

I vestiti variano da compagnia a compagnia, essendo ispirati ai vestiti tradizionali della loro zona di riferimento, ricostruiti sulla base di ricerche storiche svolte dall'Associazione specializzata "Unsere Tracht".[17]

Ogni compagnia è dotata di una propria bandiera che generalmente su di un verso reca l'immagine del Sacro Cuore di Gesù o altra icona sacra, mentre sul lato opposto presenta un'immagine che identifica il luogo di provenienza del gruppo. Anche in questo caso il riferimento è alla bandiera utilizzata dalla compagnia Schützen di epoca storica attiva nello stesso territorio.

Nelle compagnie è radicato il sentimento cattolico che permea la tradizione degli Schützen. Essi sono particolarmente devoti al culto del Sacro Cuore di Gesù, patrono del Tirolo storico, come da cerimonia del 31 maggio 1796.[18] In ricordo del fatto che le antiche compagnie a cui si ispirano avevano una funzione militare di difesa del territorio, gli Schützen odierni sono dotati di armi da cerimonia, utilizzate per eseguire salve d'onore. Non essendo naturalmente permesso ad associazioni private di detenere armi autentiche, vengono utilizzati fucili a salve con le canne otturate e sciabole prive di punta a lama smussata (queste ultime solo per gli "ufficiali").

I fucili concessi dalla normativa sono di modello Mauser 98K.[19][20] Recentemente è stata sollevata da forze politiche di minoranza sia nel consiglio provinciale di Trento che nel consiglio provinciale di Bolzano, una polemica riguardo al fatto che tale modello era stato in dotazione alle forze armate della Germania nazista, quindi alla Wehrmacht e alle SS.[21][22] Nelle risposte di Tiziano Mellarini e di Philipp Achammer si pongono in rilievo l'estraneità dell'ente pubblico all'acquisto, la facile reperibilità di questo modello, il costo relativamente basso, la possibilità di modificarlo secondo la normativa.[23][24]

Gli Schützen in Austria e Baviera[modifica | modifica wikitesto]

Gli Schützen in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Nella provincia autonoma di Bolzano le prime compagnie Schützen furono costitute negli anni 1958 e 1959.[25]

Lo storico altoatesino Leopold Steurer ha evidenziato che tra i promotori della rifondazione vi furono diversi reduci delle forze armate tedesche (Wehrmacht ed SS), pluridecorati e con profondi legami col nazismo. A tutt'oggi questi legami non sono mai stati rinnegati.[26] Sempre secondo Steurer, un simile ambiente fu fertile terreno di crescita per i terroristi sudtirolesi che operarono negli anni '60.[27][28]

Dopo gli attentati dinamitardi della Notte dei fuochi del 1961, il ministro degli interni vietò agli Schützen di portare uniformi in quanto membri di una associazione "paramilitare": l'operato dello Schützenbund (l'associazione cui fanno capo gli Schützen) cessò quindi quasi completamente, rimanendo in attività solo 25 compagnie nella Bassa Atesina e in Val d'Isarco. Il 26 maggio 1968 lo Schützenbund fu riavviato sotto la guida di Bruno Hosp con la fondazione di molte nuove compagnie.[29] Oggi queste compagnie hanno un grande seguito fra i giovani di madrelingua tedesca e ladina.

Gli Schützen nella Provincia autonoma di Bolzano si battono per la secessione dell'Alto Adige dall'Italia nel nome dell'"autodeterminazione sudtirolese", e si oppongono quindi alla "presenza italiana" in provincia. Svariate sono le posizioni controverse: i terroristi sudtirolesi, appartenenti al Gruppo Stieler, al Befreiungsausschuss Südtirol e all'organizzazione Ein Tirol, sono considerati come eroi e patrioti,[30][31] mentre le Forze armate italiane (Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza) vengono definite "occupanti".

L'organizzazione degli Schützen in Alto Adige è così composta:

  • Landeskommandant
  • Landeskommandant-Stellvertreter
  • Landeskurat
  • Bezirksmajor, ognuno a capo di uno dei 7 Bezirke (circondari): Bolzano, Bressanone, Burgraviato e val Passiria, val Pusteria, Alta val d'Isarco (Wipptal), Bassa Atesina e val Venosta per un totale di 138 compagnie e due bande musicali, con complessivamente 6.000 membri.

L'attuale comandante degli Schützen sudtirolesi è Elmar Thaler, succeduto a Paul Bacher nella primavera del 2011.

In Trentino[modifica | modifica wikitesto]

La Schützenkompanie Castelam-Destra Ades (ora divise) presso il castello di Castellano

Gli Schützen nella Provincia autonoma di Trento vennero ricostituiti solo a partire dal 1983, con la compagnia "Nikolaus von Firmian" a Mezzocorona.[16] Ulteriori compagnie sono state rifondate nel corso degli anni, anche se si tratta di una realtà ancora numericamente limitata rispetto a quella sudtirolese, contando circa 1000 membri attivi distribuiti su un totale di 26 compagnie. Le compagnie trentine dispongono anche di una banda musicale (Musikkapelle Kalisberg) inserita nella compagnia di Civezzano.

Anche in Trentino gli Schützen si ripropongono di far rivivere, tramandare e valorizzare la tradizione culturale e storica tirolese, spesso in forte polemica con l'italianizzazione della cultura locale avutasi tra il primo ed il secondo conflitto mondiale.

Le attività della "Federazione degli Schützen del Tirolo Meridionale" (o Welschtiroler Schützenbund) oltre alle rievocazioni storiche includono anche attività in campo sociale, con la partecipazione ad attività di volontariato e beneficenza[senza fonte]. Gli Schützen sfilano in occasione delle principali ricorrenze religiose cattoliche e storiche, quali la ricorrenza del patrono degli Schützen, San Sebastiano, la processione del Venerdì santo, il Corpus Domini, San Lorenzo e il Sacro Cuore di Gesù. Inoltre ogni anno ricordano i caduti austro-ungarici durante la prima guerra mondiale, celebrando una messa di suffragio presso uno dei cimiteri austro-ungarici presenti in provincia di Trento.

Il primo Landeskommandant degli sizzeri trentini è stato per oltre vent'anni Carlo Cadrobbi, fondatore della compagnia "Nikolaus von Firmian" di Mezzocorona. L'attuale comandante provinciale è Paolo Dalprà, già capitano della compagnia "Vielgereuth-Folgaria".

Le compagnie trentine sono attualmente 26 (in ordine alfabetico):[32]

  1. SK Arco (Arco)
  2. Sk Castelàm (Castellano)
  3. Sk Destra Ades (Villa Lagarina)
  4. SK Fleimstal (Val di Fiemme)
  5. SK Kalisberg (Civezzano/monte Calisio)
  6. SK Königsberg (San Michele all'Adige - Rotaliana - Val di Cembra)
  7. SK Kronmetz (Mezzocorona)
  8. SK Ladins de Fasha (Val di Fassa)
  9. SK Lavis (Lavis)
  10. SK Nonsberg - Valle di Non (Fondo)
  11. SK Pergine Caldonazzo (Pergine-Caldonazzo)
  12. SK Pine Sover (Pinè-Sover)
  13. SK Primör (Primiero)
  14. SK Rhendena (Val Rendena)
  15. SK Roncone (Roncone)
  16. SK Roveredo (Rovereto)
  17. SK Strigno (Strigno)
  18. SK Sulzberg (Val di Sole)
  19. SK Tesin - Tesino (Tesino)
  20. SK Telve (Telve)
  21. SK Trient - Trento (Trento)
  22. SK Vallarsa Trambileno (Vallarsa e Trambileno)
  23. SK Val de Leder (Val di Ledro)
  24. SK Vezzano (Vezzano)
  25. SK Vielgereuth - Folgaria (Folgaria)
  26. SK Judicarien 3 Pief (Giudicarie Esteriori)

Nel Bellunese[modifica | modifica wikitesto]

Marketenderinnen[modifica | modifica wikitesto]

Ogni esercito di età medievale e moderna era accompagnato da civili con diverse funzioni. Tra queste le vivandiere (Marketenderinnen), spesso compagne di qualche soldato, che seguivano le truppe fornendo servizi di cucina, infermeria e conforto di vario genere.

Gli Schützen, essendo impegnati sul loro stesso territorio con funzioni spesso più simili alla guerriglia che allo scontro in campo aperto, avevano meno necessità di queste figure, che sono purtuttavia presenti nelle odierne compagnie e partecipano alle sfilate portando fiori o piccole botticelle di grappa.

Non mancarono nel corso dei secoli donne che parteciparono armata manu alla difesa della propria terra a fianco degli Schützen: due figure su tutte, Katharina Lanz e Giuseppina Negrelli.

Una buona descrizione di queste donne ci viene conservata nel manoscritto "Cose avvenute nel Trentino dal 1796 al 1812", scritto da Giovanni Angelo Ducati (1774-1844), originario di Vattaro e funzionario del principato vescovile di Trento:

"Non ci fu un tempo che possa mettersi a paragone coll'anno 1809... L'Europa intera stupì all'eroico valore (dei Tirolesi) e agli immensi sacrifici recati sull'altare della patria. Non solo gli uomini, ma si distinsero anche le donne. Obbliando il sesso, divisero cogli uomini tutte le fatiche della guerra. Non temevano il lampo delle sciabole, né il luccicare delle baionette... I Tirolesi sapevano del resto vincere, ma non incrudelivano mai contro i feriti e i prigionieri. Davano i primi in cura alle loro donne che seguivano sempre appresso il campo di battaglia, portando viveri ai maschi e ai figli, attendendo a caricare i fucili. Esse medicavano loro le ferite, nel che avevano, come una volta le donne del Medio Evo, qualche esperienza e conoscevano delle erbe medicinali frequenti sui monti e ne spremevano i succhi salutari. Li trattavano alla pari dei loro congiunti e con quella sollecita attenzione che è il distintivo della donna al letto dell'ammalato. I prigionieri venivano distribuiti nelle case dei contadini ed erano ammessi alla loro mensa".[33]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Le compagnie di Trento e Bolzano sono state state anche oggetto di controversie e indagini:

  • Nel 2008 un articolo di Panorama segnala che nella casa di Gudrun Sprenger Ceolan, moglie del capo degli Schützen di Salorno, nel corso di una perquisizione furono ritrovati bandiere, busti e altri cimeli hitleriani.[34]
  • Nel settembre 2012 un appartenente alla compagnia di Merano, Kevin Montolli, uccide una prostituta.[35] In seguito la compagnia nega però l'affiliazione.[36] Pochi giorni dopo Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano dichiara di voler dimezzare i fondi devoluti fino ad allora dall'ente pubblico.[37]
  • Nell'ottobre 2013 il referente di Civezzano, Mario Caldonazzi, viene condannato a 8 mesi in seguito al ferimento di due persone a causa di un ordigno.[38]. Lo stesso Caldonazzi 2 anni dopo decise di dimettersi descrivendo l'associazione come un luogo dove [...] si punta al folclore, alle braciolate e alle feste della birra [...].[39]
  • Nell'agosto 2015 nonostante le proteste delle Società degli alpinisti tridentini (SAT)[40] e la proposta degli Alpini a una collaborazione per commemorare tutti i caduti[41] sono state posate 42 croci sui monti della Provincia di Trento[42] per ricordare gli Standschützen caduti durante il primo conflitto mondiale. Il luogo del posizionamento della quasi totalità delle croci è sconosciuto per evitare atti di vandalismo che si sono comunque verificati.[43]
  • Nel maggio 2016 le compagnie celebrano il centenario della Strafexpedition[44] con un manifesto riportante un bersagliere italiano colpito a morte.[45]
  • Nel giugno 2016, grazie a un'interrogazione di Claudio Cia in consiglio provinciale, si scopre che tra il 2009 e il 2017 le compagnie Schutzen hanno ricevuto oltre 350.000 € di finanziamenti pubblici[46] [47]
  • A febbraio 2017 il comandante provinciale Paolo Dalprà e il vice Giuseppe Corona vengono condannati a 5 mesi e 10 giorni per corruzione elettorale.[48]

L'Alpenregionstreffen[modifica | modifica wikitesto]

Ogni due anni si tiene un raduno di tutte le compagnie dell'arco alpino, detto Alpenregionstreffen, ospitato a rotazione in uno dei seguenti territori: Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Tirolo austriaco, Baviera.

La preghiera degli Schützen[modifica | modifica wikitesto]

A testimonianza del loro legame col mondo cattolico, durante le celebrazioni religiose cui partecipano gli Schützen leggono una preghiera che riassume i valori nei quali si riconoscono[49]:

Signore Iddio, Tu ci hai dato la vita ed ogni bene. Te dunque noi poniamo al primo posto nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra vita. Te vogliamo servire con tutte le nostre forze, la Tua volontà desideriamo compiere, cosicché amandoti e servendoti nel nostro prossimo possiamo giungere a Te nella vita eterna. Signore Iddio,Tu ci hai dato la famiglia come il luogo privilegiato dove si impara ad amare,ad aiutarsi e a perdonarsi. Dona al nostro corpo e alla nostra mente salute, affinché possiamo servire nel lavoro e nel sacrificio la nostra famiglia. Dona ai nostri cuori amore fedele, che ci faccia difensori dell'unione della famiglia. Contro ogni tentazione di disaffezione ed egoismo difendici. Fa' che Ti amiamo nei nostri cari ed assieme a loro Ti benediciamo nei giorni tristi e nei giorni lieti. Signore Iddio,Tu ci hai dato nella nostra terra natale un ambiente nel quale risplende la Tua bellezza ed in esso ci hai posto a vivere con la nostra Comunità. Da Te,Signore, riceviamo il nostro ambiente naturale come un dono che vogliamo difendere da ogni deturpamento. Benedici il nostro impegno di salvaguardare ogni nostra tradizione che provenga dal senso di appartenenza alla Comunità civile e a quella cristiana, e concedici di vivere insieme nella concordia e nella pace. A Te, Signore Iddio, la lode e la gloria dei secoli. Amen.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lorenzo Dalponte, Uomini e genti trentine durante le invasioni Napoleoniche 1796-1815, Edizioni Bernardo Clesio, Trento, 1983.
  2. ^ Gianni Faustini, Trentino e Tirolo dal 1000 al 1900, Breviario Storico dell'Autonomia, Casa Editrice Publilux, Trento, 1985.
  3. ^ a b c L'epopea degli Schützen nelle guerre napoleoniche, su ilmondodeglischuetzen.it
  4. ^ (DE) Schützen Geschichte, su Schuetzen.com
  5. ^ Franz – Heinz v. HYE – Schützen tirolesi e trentini e la loro storia, ATHESIA, Bolzano, 2002.
  6. ^ J. Fontana, Il Tirolo storico nella prima guerra mondiale, ATHESIA, Bolzano, 2000
  7. ^ Cesare Veronesi, p.98
  8. ^ Cesare Veronesi, pp.94-96
  9. ^ Attilio MORI - Oreste FERRARI, BATTISTI, Cesare, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 2 dicembre 2016.
    «Fatto prigioniero e subito riconosciuto con Fabio Filzi, suo conterraneo e suo ufficiale subalterno, da un rinnegato della sua terra, l'alfiere Bruno Franceschini».
  10. ^ Silvana Casmirri, FILZI, Fabio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. URL consultato il 2 dicembre 2016.
    «identificato e denunciato da un certo Brunetto Franceschini, italiano, cadetto dell'esercito imperiale».
  11. ^ Trentino Grande Guerra, Trentino Grande Guerra - PATRIMONIO ARCHITETTONICO DELLA GRANDE GUERRA | CONTINUANO I RECUPERI, su www.trentinograndeguerra.it. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  12. ^ Videoblog su Eurac
  13. ^ Un estremista come docente, bufera sugli Schützen su corriere.it
  14. ^ Schützen: Elmar Thaler nuovo comandante, in Alto Adige, 30 aprile 2011. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  15. ^ Bruno Loverà, Oltre il confine, Il Mulino, 1996.
  16. ^ a b AAVV, Almanacco delle compagnie Schützen del Tirolo meridionale, Rovereto, Egon, 2012.
  17. ^ Sito Unsere Tracht, unsere-tracht.info.
  18. ^ Marco Depaoli, La devozione al Sacro Cuore di Gesù, su www.recuperanti.it. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  19. ^ (EN) Robert W. D. Ball, Mauser Military Rifles of the World, F+W Media, Inc., 6 lug 2011 - 400 pagine.
  20. ^ Mauser kar98k tedesco, su www.exordinanza.net. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  21. ^ Interrogazione "5 stelle", consiglio.provincia.tn.it.
  22. ^ Interrogazione "Alto Adige nel cuore" (PDF), www2.landtag-bz.org.
  23. ^ Risposta di Tiziano Mellarini, consiglio.provincia.tn.it.
  24. ^ Risposta Achammer (PDF), www2.landtag-bz.org.
  25. ^ Sito ufficiale Bund sudtirolese, schuetzen.com.
  26. ^ «Nazismo, coscienza sporca degli Schützen», in Alto Adige, 28 aprile 2009. URL consultato il 16 dicembre 2016.
    «I padri fondatori degli Schützen, intendo quelli che nel 1958, dopo la guerra, formarono nuovamente la lega provinciale, affondavano le radici nel nazismo. E ne andavano fieri.».
  27. ^ Steurer: sul nazismo c'è l'oblio, in Alto Adige, 12 dicembre 2010. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  28. ^ «Schützen sudtirolesi filo-nazi», in Alto Adige, 6 dicembre 2006. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  29. ^ Südtiroler Schützenbund - Online Team - schuetzen.com, SSB • Wiedergründung, su Südtiroler Schützenbund • SSB. URL consultato il 19 ottobre 2016.
  30. ^ Gli Schützen celebrano i terroristi: «Via dall'Italia che ci spreme», in Alto Adige, 8 dicembre 2011. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  31. ^ Schützen chiedono grazia ex terroristi, in Ansa, 8 dicembre 2016. URL consultato il 16 dicembre 2016.
  32. ^ Compagnie associate al Welschtiroler Schuetzenbund al 17 ottobre 2016, wtsb.org.
  33. ^ Silvio Ducati, Trento nel turbine della guerra fra Napoleone e l'Austria, dalla cronaca Cose avvenute nel Trentino dal 1796 al 1812, di Gianangelo Ducati, Publiprint, 1991.
  34. ^ Pura razza Sud Tirolo, espresso.repubblica.it. URL consultato il 24 marzo 2017.
  35. ^ Delitto ai Piani, Kevin andava sempre da lei: «Ma mi ha deriso e l’ho colpita», altoadige.gelocal.it. URL consultato il 24 marzo 2017.
  36. ^ Attacchi gratuiti agli Schutzen, welschtirol.eu. URL consultato il 24 marzo 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Franco Gioppi, Frammenti di storia trentina. La vicenda dell'imperial regio capitano Ottavio de' Bianchi nella lotta contro Napoleone, Scurelle (TN), Litodelta, 2008.
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  • Massimiliano I – Maximilian I., a cura della Fondazione Museo storico del Trentino, Trento, Provincia autonoma di Trento, 2008.
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  • Alberto Pattini, I bersaglieri tirolesi-Schützen della Val di Ledro nel 1796-1797, Dialogo Euroregio, 1997
  • Alberto Pattini, La guerra di liberazione del popolo delle valli di Non e Sole contro Napoleone nel 1796-1797, Trento, TEMI, 1997.
  • Alberto Pattini, La resistenza contro i francesi nella contea di Arco 1703-1809, Trento, TEMI.
  • Cesare Veronesi, Dopo sessant'anni la verità sulla cattura di Cesare Battisti e la riabilitazione del cadetto Bruno Franceschini presunto delatore del martire trentino, in I Quattro Vicariati e le zone limitrofe, Antonio Zieger, Gianni Pieropan, Carlo Emilio Gadda, Franco Bandini, A. 20, n. 2 (dic. 1976), Ala, Grafiche Fontanari, Ala, tipografo trentino, 1976, pp. 91-99. URL consultato il 9 dicembre 2016.

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