Accademia Reale di Torino

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Accademia Reale di Torino
Stato Italia Italia
Città Torino
Coordinate 45°04′12.8″N 7°41′19.5″E / 45.070222°N 7.68875°E45.070222; 7.68875Coordinate: 45°04′12.8″N 7°41′19.5″E / 45.070222°N 7.68875°E45.070222; 7.68875
Informazioni generali
Tipo Caserma
Costruzione 1673-1679
[senza fonte]
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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Accademia Reale di Torino
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

L'Accademia Reale di Torino nacque dalla Reale Scuola di Artiglieria e Fortificazioni sabauda.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia Reale (1679-1798)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1673 l'architetto ducale Amedeo di Castellamonte, su progetto del defunto Duca Carlo Emanuele II e incentivato dalla reggente Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, madre del piccolo Vittorio Amedeo II, iniziò la costruzione di un palazzo destinato a racchiudere un'accademia cavalleresca, centro di studi e di formazione per la nobiltà di tutta Europa. Nel 1676-1680 il fabbricato fu costruito da Carlo Buzzi del fu Francesco di Viggiù. Deodato Ramelli del fu Cesare di Grancia, Carlo Ferretti del fu Giorgio di Torre e Antonio Casella di Giovanni Battista di Carona ebbero il compito di reperire e trasportare in loco il materiale lapideo utilizzato per la costruzione da Chianocco in Val di Susa dove si trovavano le cave[1].

Il primo gennaio 1679 fu inaugurata la Reale Accademia di Savoia, alla quale affluirono prìncipi e giovani di nobili casati. Accanto ai sudditi sabaudi, vi erano italiani di ogni provenienza (in particolare dagli Stati Pontifici e dalla Repubblica di Venezia), ma un nucleo particolarmente consistente era rappresentato da inglesi, tedeschi, polacchi, russi. Il meglio dell'aristocrazia di tali Paesi sino alla fine del Settecento trascorse a Torino più o meno lunghi periodi per formarsi come gentiluomini.

All'Accademia Reale si insegnavano letteratura e storia, italiano e francese, ma anche il ballo, la scherma, gli esercizi equestri (per cui gli studenti disponevano dell'edificio della cavallerizza). Gli studenti, inoltre, erano portati ad assistere a diverse lezioni dell'Università di Torino. Ampio spazio era poi dedicato alle materie militari, soprattutto all'architettura ed alle fortificazioni.[2] L'Accademia Reale, però, non era un'accademia militare. I suoi studenti non studiavano per divenire militari: si trattava di una carriera possibile, certo, ma non dell'unica.

Il Re Vittorio Amedeo II diede un primo riassetto all'istituto nel 1729, e successivamente, nel 1756, i giovani a carriera militare furono avviati ad un corso di studio, mentre teologi e alti funzionari ricevettero un'istruzione più consona alla loro formazione. Nel 1798 la Reale Accademia di Savoia fu soppressa dai Francesi che avevano occupato lo Stato sabaudo.

L'Accademia Militare (1815-1943)[modifica | modifica wikitesto]

All'indomani della Restaurazione, il 2 novembre 1815, Vittorio Emanuele istituì la Regia Militare Accademia, ponendole la sede nel palazzo castellamontiano che già aveva ospitato l'Accademia Reale. Il nuovo istituto differiva totalmente dal precedente: si trattava, infatti, di un istituto destinato unicamente a sudditi degli Stati sabaudi che desiderassero intraprendere la carriera militare. Ad esso si accedeva con la sola approvazione sovrana: 200 era il numero degli allievi previsti. Di essi 75 erano a carico del Governo; vi erano poi 16 “Paggi d'onore”, con pensione pagata dalla Reale Casa. L'Accademia Militare portava in sé, quindi, la tradizione dell'antica Paggeria di corte. L'ammissione era tra i 9 e i 12 anni di età e la durata del corso era di 8 anni per ottenere i gradi di sottotenente alla Fanteria o alla Cavalleria; di nove anni invece era il corso di studi per gli allievi dell'Artiglieria e del Genio, dai quali si usciva con il grado di Luogotenente.

Il 15 marzo 1849 Carlo Alberto concesse all'istituto la Bandiera tricolore, in sostituzione di quella con la croce bianca in campo rosso. Dal 1857 furono ammessi solo giovani di almeno 16 anni; i corsi furono ridotti a 3 anni per gli allievi destinati ad entrare nelle “Armi di linea” ed a 4 anni per quelli che si preparavano per le “Armi speciali”. Due anni dopo si istituì un corso suppletivo presso la Scuola Militare di Fanteria di Ivrea, ma un anno dopo, il Ministro della Guerra, presentò istanza per tre distinti corsi di formazione degli Ufficiali di Fanteria, di Cavalleria e delle Armi Speciali (Stato Maggiore, Artiglieria e Genio), con età richiesta minima di 19 anni compiuti (R.D. del 13 marzo 1860).

« È istituito presso la Scuola Militare di Cavalleria nella città di Pinerolo un corso suppletivo alla Militare Accademia in cui sarà compartita l'istruzione necessaria a quei giovani che desiderano abilitarsi ad occupare i posti di Sottotenente vacanti nell'Arma di Cavalleria... »

(Art. 2 dello stesso Regio Decreto)

Successivamente lo stesso Ministro, il generale Manfredo Fanti, pensò di istituire un'altra Scuola Militare a Modena, che dal 1865 fu l'unico istituto di reclutamento e formazione degli Ufficiali di Fanteria e Cavalleria del Regio Esercito Italiano. Lo stabile che ospitava l'Accademia fu seriamente lesionato in diversi episodi a partire dal 1936. Nel 1959 ci fu una parziale demolizione per fare posto all'attuale Teatro Regio di Carlo Mollino[3], mentre i fabbricati ancora intatti sono ancora oggi sede del 1º Reparto Infrastrutture dell'Esercito Italiano.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Reale Accademia Artiglieria : porticato residuo

Parte integrante di una struttura più ampia denominata "zona di comando" (sede di organi amministrativi del Regno Sabaudo), l'edificio dell'accademia era costituito da tre maniche che insieme al corpo di fabbrica dell'Antico Teatro Regio chiudevano un cortile interno. I fabbricati, a tre piani fuori terra con un loggiato verso il cortile, a sud e ad est furono edificati da Amedeo di Castellamonte mentre quello a nord fu opera del''architetto Filippo Juvarra.

Sfortunatamente a seguito di un incendio nel corpo del teatro nel 1936 e delle lesioni dovute ai bombardamenti della II Guerra Mondiale, della fabbrica castellamontiana secentesca permangono pochi frammenti del loggiato, un breve tratto della manica di levante. Ciononostante nel 1997 l'edificio è stato inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità in quanto parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corrado, 2011, 181-183.
  2. ^ Presso la Scuola di Applicazione di Torino è conservata un'incisione su cui è riprodotto un “Accampamento e Attacco del Forte dell'Accademia Reale di Savoia, eretta in Torino”.La data dell'esercitazione è il 1º maggio 1681 e nell'incisione sono chiaramente visibili il forte con una forma a stella con 5 punte, il Quartier Generale, il Palco dove le Altezze Reali assistevano alle esercitazioni e la tenda del Marchese di San Germano.
  3. ^ Corrado, 2011, 186.

Bibliografia sull'Accademia Reale (1683-1798)[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Bianchi, La fortuna dell'Accademia Reale di Torino nei percorsi europei del viaggio di formazione, in Vittorio Alfieri. Aristocratico ri¬belle (1749-1803), a cura di R. Maggio Serra, F. Mazzocca, C. Sisi, C. Spantigati, catalogo della mostra allestita a Torino, Archivio di Stato, 5 ottobre 2003-11 gennaio 2004, Milano, Electa, 2003, pp. 150-153
  • Paola Bianchi, In cerca del moderno. Studenti e viaggiatori inglesi a Torino nel Settecento, «Rivista storica italiana», CXV (2003), fasc. III, pp. 1021-1051
  • Paola Bianchi, «Quel fortunato e libero paese». L'Accademia Reale e i primi contatti del giovane Alfieri con il mondo inglese, in Alfieri e il suo tempo, atti del convegno internazionale svoltosi a Torino-Asti, 29 novembre-1º dicembre 2001, a cura di M. Cerruti, M. Corsi, B. Danna, Firenze, Olschki, 2003, pp. 89-112
  • Paola Bianchi, Una palestra di arti cavalleresche e di politica. Presenze austro-tedesche all'Accademia Reale di Torino nel Settecento, in Le corti come luogo di comunicazione. Gli Asburgo e l'Italia (secoli XVI-XIX). Höfe als Orte der Kommunikation. Die Habsburger und Italien (16. Bis 19. Jh.), atti del convegno internazionale Trento, Fondazione Bruno Kessler, 8-10 novembre 2007, a cura di M. Bellabarba e J.P. Niederkorn, Bologna-Berlin, il Mulino / Dunker & Humblot, 2010, pp. 135-153
  • Paola Bianchi, Conservazione e modernità: il binomio corte-città attraverso il prisma dell'Accademia Reale di Torino in La città nel Settecento. Saperi e forme di rappresentazione, a cura di M. Formica, A. Merlotti, A.M. Rao, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura
  • Fabrizio Corrado, Il duca e lo scalpellino. Potere e mestiere in una fabbrica simbolo della capitale sabauda, l'Accademia Reale di Amedeo di Castellamonte, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 180-187.
  • Fabrizio Corrado, Paolo San Martino, "Il palazzo dell’Accademia Reale, 1675-1680", in "Carlo e Amedeo di Castellamonte 1571-1683. Architetti e ingegneri per i duchi di Savoia, a cura di A. Merlotti e C. Roggero, Roma, Campisano, 2016, pp. 117-128".

Bibliografia sull'Accademia Militare (1815-1943)[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Luigi Rogier, La R. Accademia militare di Torino: note storiche 1816-1860, Torino, Candelotti, 1895, 2 voll.
  • R- Pezzani, Il battaglione della speranza: l'Accademia militare di Torino 1816-1916, Torino, La Coccarda, 1948

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]