Battaglia dei Tre Monti

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Battaglia dei Tre Monti
Melaghetto.jpg
Uno dei numerosi monumenti presenti sui Tre Monti
Data28 gennaio-31 gennaio 1918 e 30 giugno 1918
Luogoalto Vicentino
Altopiano dei Sette Comuni
Esitovittoria italiana
Schieramenti
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La battaglia dei Tre Monti fu una serie di battaglie combattute durante la prima guerra mondiale tra l'esercito italiano e quello austroungarico per la conquista dei "Tre Monti": il col del Rosso, il col d'Echele ed il monte Valbella, sull'altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. Fu, probabilmente, la più grande battaglia d'artiglieria campale della Prima guerra mondiale [1].

Le battaglie[modifica | modifica wikitesto]

La prima battaglia dei Tre Monti fu combattuta dal 28 al 31 gennaio 1918; mentre la seconda battaglia ebbe luogo il giorno 30 giugno 1918.

La battaglia dei Tre Monti è stata la prima vittoria offensiva dell'esercito italiano dopo Caporetto.

I Tre Monti oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nella zona dei monti interessati dalle battaglie numerosi sono i monumenti a ricordo delle truppe che vi combatterono. Sulla sommità del monte Valbella una stele ricorda anche alcuni episodi della Battaglia del solstizio, mentre sulla vetta del Col d'Ecchele esiste un monumento alla memoria di Roberto Sarfatti, medaglia d'oro al valor militare, figlio di Margherita Sarfatti. All'inaugurazione del monumento, progettato dall'architetto Giuseppe Terragni, fu presente anche il re Vittorio Emanuele III.

I nomi dei Tre Monti, assieme ad altre località ove combatterono truppe austriache, sono scolpiti in una lapide commemorativa all'interno della cattedrale di Vienna.

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Le tre montagne ("Tre Monti") si trovano comprese tra cima Ekar e Sasso di Asiago: proprio in questa località esiste il Museo “Battaglia dei Tre Monti”, aperto la domenica e nei giorni festivi dalle 15.00 alle 18.00.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stoccareddo di Gallio, Altopiano di Asiago Sette Comuni, su magicoveneto.it. URL consultato il 18 ottobre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]