Tiroler Schützen

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Una compagnia odierna di Schützen
La compagnia di Dobbiaco

I Tiroler Schützen (bersaglieri tirolesi, scizzeri, sizzeri o tiratori in italiano) erano una milizia volontaria adibita alla difesa territoriale, operante nel dominio asburgico della Contea del Tirolo.[1]

Allo scoppio del primo conflitto mondiale gli iscritti ai poligoni di tiro al bersaglio, quelli che venivano chiamati dalla popolazione trentina i "bersaglieri immatricolati" (o semplicemente "bersaglieri", Standschützen in tedesco), furono chiamati alle armi e affiancati ai corpi regolari dell'esercito austriaco con la divisa dei Kaiserjäger.[2][3]

Sciolti in conseguenza allo smembramento dell'Impero austro-ungarico, sono oggi ricordati da svariate associazioni folcloristiche che si ispirano alla loro tradizione mantenendone il nome (Schützen, invece di Tiroler Schützen).

Oggi sono presenti negli ex-territori della Contea del Tirolo: Tirolo austriaco, Alto Adige, Trentino, provincia di Belluno (Cortina, Livinallongo). In Baviera esistono organizzazioni simili: i Gebirgsschützen.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Anche nella Contea del Tirolo è dimostrata la presenza, almeno dal XVI secolo, di una milizia chiamata Landesverteidigung Tirols (difesa territoriale tirolese). Come tutte le (numerose) milizie del periodo era formata da personale non professionista, reclutato in luogo.

Una codifica di questa milizia, come Landsturm, si ha in un trattato fra la Contea del Tirolo, il principato vescovile di Trento e quello di Bressanone, registrato nel Landlibell (o anche "Libello dell'Undici") nel 1511. Il trattato aveva come garante l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo.

Composta da una milizia volontaria locale, la componente militare per la difesa territoriale era composta da due gruppi:

  • la Aufgebot (una sorta di milizia quasi permanente), suddivisa in unità amministrative, dove a seconda della minaccia cosisteva in una forza progressivamente composta da 5.000, 10.000, 15.000, 20.000 uomini;
  • la Landsturm (una sorta di riserva della popolazione, nel modo in cui la base del sistema di milizia austriaca ad oggi), in caso di un'invasione improvvisa da parte del nemico tutti gli uomini validi sopra i 18 fino all'età di 60 anni dovevano essere richiamati alle armi attraverso il suono delle campane o l'accensione di fuochi di segnalazione.

La Landlibell prevedeva che sia la Aufgebot che la Landsturm dovessero solo fornire un servizio di guerra all'interno dello Stato del Tirolo e che nessuna guerra poteva essere iniziata senza l'approvazione del Tirolo stesso, sia che provenissero da nord come da sud. Tale norma avrebbe potuto creare importanti problemi di tipo logistico e tattico per la stabilità dell'impero. Inoltre poteva rappresentare un pericoloso precedente dato che l'Impero austro-ungarico era costituito da soldati provenienti da diverse nazioni.

Le armi in generale dovevano essere procurate dall'armeria di Innsbruck, che forniva armi e attrezzi vari. Ciò comportò quindi anche il diritto ad ognuno di portare un'arma con sé per protezione. Originariamente solo un terzo dei membri era dotato di armi da fuoco, il resto doveva armarsi con lance, pale, assi e zappe.

Grazie a questo trattato ottennero l'esenzione dall'obbligo dell'intervento militare al di fuori del territorio del Tirolo. Per contro, invece, avevano l'obbligo di impegnarsi per difenderlo in qualsiasi momento, attraverso una chiamata alla leva suddivisa su 5 livelli: venivano chiamati progressivamente 5.000, 10.000, 15.000, 20.000 uomini, fino all'ultima leva o milizia territoriale (Landsturm), dove tutti gli uomini erano chiamati alle armi attraverso il suono delle campane o l'accensione di fuochi di segnalazione. Le cinque chiamate vennero poi ridotte a tre.[4][5]

Claudia de' Medici, nel 1636, introdusse una riforma al sistema difensivo territoriale previsto dal Landlibell, sostituendo le tre chiamate alla leva con una "milizia territoriale" di 4 reggimenti di circa 2.000 uomini tra i 24 e i 45 anni. Ogni reggimento era formato da 6 compagnie.

Nascita degli Schützen[modifica | modifica wikitesto]

Fu durante il regno dell'imperatore Leopoldo I, nel 1704, che il Landlibell venne emendato nuovamente, andando a costituire 12 compagnie di tiratori scelti o tiratori al bersaglio (gli equivalenti dei bersaglieri): gli Schützen, che avevano la caratteristica di essere obbligati ad allenarsi costantemente presso i poligoni di tiro o casini di bersaglio presenti sul territorio.

Il corpo degli Schützen venne quindi fondato ufficialmente durante il regno dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo nel XVII secolo, mentre quella che prima era la milizia territoriale veniva sostituita con gli "Schützen territoriali" o Scharfschützen, un corpo che si poneva accanto agli Schützen sopra descritti.[1]

Epoca napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Insorgenza tirolese e Insorgenze antifrancesi in Italia.
Andreas Hofer, comandante della rivolta contro i Bavaresi
Il frate cappuccino Joachim Haspinger, celebre per il suo fanatismo religioso, fu l'ideologo dell'insorgenza tirolese.[6]

Il corpo degli Schützen fu impegnato in combattimento durante l'epoca napoleonica.[7] Le vicende di questo periodo sono state riviste nel corso del XIX secolo, in chiave idealizzata e celebrativa, secondo i canoni del nazionalismo romantico, venendo presentate come una rivolta di carattere eminentemente patriottico, e sottacendone la natura controrivoluzionaria e anti-illuminista.

Le compagnie erano aumentate a 46 nel 1796 e a 94 nel 1797. I francesi però li ritenevano "non al pari di una vera e propria milizia bensì come gruppi di partigiani, insomma una specie di franchi tiratori volontari, che si permettevano di sparare al di fuori di regole di combattimento codificate",[7] pur essendo questi dotati di regolari divise, con una organizzazione gerarchica e riconosciuti dal governo austriaco, tanto che per le gesta compiute alcuni vennero anche insigniti di onorificenze, come la croce di cavaliere dell'Ordine di Maria Teresa conferita al capitano Von Graff nel 1796.[7]

Nell'autunno 1796 le truppe francesi, mentre tentavano di congiungere le proprie truppe con quelle in Baviera, decisero di attraversare il Tirolo, ma queste vennero fermate durante la battaglia di Segonzano del 2 novembre 1796 cui parteciparono militarmente 7.000 Schützen.

A fine gennaio 1797 le truppe francesi tentarono nuovamente di oltrepassare il passo del Brennero, ma furono nuovamente fermate il 2 aprile 1797 con la battaglia di Spinga (in tedesco Schlacht von Spinges, dove Spinga (Spinges) è una frazione di Rio di Pusteria), a cui parteciparono 3.000 Schützen.

La guerra si concluse con il Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797, che vide la fine della Repubblica di Venezia, che fu incorporata nei domini asburgici.

Nel 1798 si formò gli Asburgo parteciparono alla guerra della seconda coalizione contro la Francia, ma furono sconfitti in modo decisivo nella battaglia di Marengo. A seguito della Pace di Presburgo (1805), i territori del Tirolo venivano ceduto al neocostituito Regno di Baviera (gennaio 1806), il cui trono era stato dato a Massimiliano Giuseppe I Wittelsbach.

Nel 1809 la Baviera venne coinvolta nella guerra della quinta coalizione a fianco della Francia napoleonica e contro l'Impero d'Austria. Fu in questo contesto che scoppiò un insurrezione in Tirolo.

L'insorgenza tirolese del 1809[modifica | modifica wikitesto]

I principi della Rivoluzione Francese si erano fatti strada anche nella legislazione bavarese e in particolare nella Costituzione, promulgata il 1º maggio 1808. Le riforme che culminarono nella suddetta costituzione garantirono l'affermazione di principi di uguaglianza e di libertà: una modernizzazione del sistema giudiziario e finanziario, l'abolizione dei privilegi nobiliari, fra cui il diritto dei proprietari terrieri di giudicare i loro contadini personalmente, l'equiparazione dei protestanti e degli ebrei e il divorzio. Contenevano però anche norme anticlericali. Nel Tirolo vi era un preesistente malcontento conseguente alla crisi economica europea (conseguenza del Blocco Continentale) a cui si aggiunse un fermo rifiuto all'introduzione della leva obbligatoria. Ulteriori resistenze suscitarono i provvedimenti per la limitazione dell'influenza della Chiesa, (divieto della messa di mezzanotte, di processioni e pellegrinaggi, recita del rosario, ecc.). Il fattore determinante per lo scoppio dell'insurrezione fu tuttavia il fanatismo religioso di padre Joachim Haspinger[8] e i suoi appelli all'immediata rivolta contro l'obbligo di vaccinazione contro il vaiolo (introdotto nel 1807[9]), in quanto "non spetta agli uomini immischiarsi in questa maniera con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). La rivolta aveva quindi connotati antimodernisti e antiiluministi.[10][11][12][13][14]

Andreas Hofer, un oste e commerciante di bestiame della val Passiria aveva avuto dall'arciduca Giovanni l'incarico di fare scoppiare la rivolta, e ne assunse il comando. Fra gli insorti militavano svariati Schützen.[15]

Gli insorti comandati da Hofer si resero protagonisti di alcuni scontri minori a Bersigel nei pressi di Innsbruck. Il 25 maggio del 1809, nonostante il comando approssimato di Hofer, riuscirono ad arrestare e sconfiggere le truppe franco-bavaresi nella prima battaglia di Bergisel. Pochi giorni dopo, il 29 maggio vi fu la seconda battaglia di Bergisel, ma le truppe bavaresi vennero nuovamente sconfitte.

Le sorti della guerra furono decise altrove, in particolare con la Battaglia di Wagram (5-6 luglio 1909); l'impero austriaco fu definitivamente sconfitto e costretto a ratificare il Trattato di Schönbrunn. Il territorio del Tirolo e dei principati vescovili fui suddiviso: Trentino e la Bassa Atesina andarono al Regno Italico, l'alta val Pusteria al Regno Illirico ed il resto alla Baviera. Il trattato fu suggellato con le nozze fra Napoleone e la figlia dell'imperatore d'Austria: Maria Luisa.

Nonostante la pace la ribellione proseguì, adesso contro la volontà dello stesso Imperatore. Il 13 agosto Andreas Hofer sconfisse ancora una volta le truppe bavaresi e francesi, nella la terza battaglia di Bergisel, occupando Innsbruck. Hofer salutò la popolazione: "Tutti quelli che vogliono essere miei compagni d'arme, devono combattere da valorosi, onesti e bravi Tirolesi per Dio, l'imperatore e la patria". Non parlò di libertà. Il suo breve governo represse le libertà civili e costrinse i protestanti, gli ebrei, ma anche le donne, a tornare al loro solito ruolo di emarginati. Nel suo "mandato sul buoncostume" si legge: "Molti dei difensori della patria sono adirati perché le donne si coprono il petto e le braccia troppo poco o con veli trasparenti, e in tal modo provocano stimoli peccaminosi, che devono dispiacere altamente a Dio". [16] Case e negozi degli ebrei e degli orologiai della città vennero saccheggiati. Anche diversi studenti, solo perché abitavano presso ebrei, nonostante avessero cercato di dimostrare di essere cattolici, vennero trattati come ebrei e derubati.[17]

Il 24 ottobre sempre a Bergisel, Hofer fu definitivamente sconfitto dai bavaresi, riuscì a fuggire, ma fu catturato il 20 febbraio 1810 e successivamente fucilato a Mantova.[18]

L'insorgenza coinvolse anche il Cadore dove, nell'agosto del 1809 gli Schützen guidati da Giuseppe Hirschstein e da Ferdinand Anton von Oulerich barone di Luxheim, si resero protagonisti di ripetute scorribande in queste zone, con violenze, incendi di abitazioni e saccheggi ai danni della popolazione locale.[19][13]

La riforma del 1871: Landesschützen e Standschützen[modifica | modifica wikitesto]

Standschützen di San Vigilio di Marebbe, foto antecedente la I Guerra Mondiale
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Landesschützen.

Nel 1871 con la nascita della duplice monarchia a seguito dell'Ausgleich, vi fu una riforma delle forze armate e della leva militare e fu creata la Kaiserlich-königliche Landwehr, che era principalmente una milizia territoriale utilizzata per difendere il territorio della Cisletania (la parte austriaca della duplice monarchia), ma poteva essere impiegata anche in attacchi frontali e operazioni militari. La permanenza era di due anni e vi erano ammessi gli uomini provenienti dalla riserva di reclutamento, ma ricevevano anche un contingente annuo, rappresentato dagli esuberi all'aliquota incorporata nell'esercito attivo. Comprendeva quindi dei vecchi soldati reclutati dal contingente annuo che dovevano fare due anni di ferma.

Nell'ambito della Landwher furono creati 10 battaglioni di Tiroler Landesschützen (gli "Schützen territoriali"), che vennero quindi trasformati nel 1893 nei reggimenti:

Nel corpo prestavano servizio di due anni i giovani tra i 20 e i 32 anni, rimanendo poi negli Standschützen (gli "Schützen stanziali") per altri dieci anni.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il distintivo con l'aquila tirolese adottato dai "bersaglieri immatricolati" (Standschützen) serviva per identificare quest'ultimi dai "cacciatori imperiali" (Kaiserjäger) poiché entrambi indossavano la stessa divisa

L'Italia dichiarò guerra all'impero austro-ungarico il 23 maggio 1915, provocando la mobilitazione generale delle formazioni degli Standschützen, chiamati a presidiare i valichi e le vette dei confini. Durante la guerra si batterono valorosamente e scontrandosi con gli Alpini italiani, in quella che fu chiamata la Guerra Bianca.[20]

Una situazione particolare si venne a creare in regioni occupate da popolazioni italiane nelle quali la maggior parte dei giovani in età per il servizio militare venne arruolata dall'impero austro-ungarico ma alcuni scelsero come loro patria di appartenenza l'Italia, dando vita all'irredentismo. Figure come Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi furono tra le più rappresentative, in questo senso. Sia durante il periodo bellico che nel ventennio fascista successivo coloro che seguirono i loro ideali (o semplicemente la chiamata alle armi) schierandosi per una parte o per l'altra vennero chiamati, a seconda dei casi, traditori o fedeli alla loro terra. Un caso particolare fu quello di Bruno Franceschini, probabilmente coinvolto suo malgrado nell'episodio della cattura di Battisti e Filzi e considerato dalla propaganda post bellica un rinnegato.[21][22][23][24]

Scioglimento del corpo[modifica | modifica wikitesto]

La sconfitta dell'impero austro-ungarico causò la fine della monarchia asburgica e, di conseguenza, nei termini del regolamento di difesa territoriale, gli Schützen cessarono di esistere.

Gli Schützen sopravvissero per alcuni anni come associazioni private di tiro al bersaglio. Tali associazioni furono vietate in Italia con l'avvento del fascismo e in Austria con l'avvento del nazismo (1938).

Gli Schützen oggi[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra: Paul Bacher, Hermann Huber, Bertl Jordan, Josef Seppi e Werner Wenighofer, alcuni Schützen in comando.

Oggi le tradizioni dell'antico corpo degli Schützen sono rievocate da associazioni di tipo folcloristico, costituitesi a partire dagli anni '50.

Da un punto di vista giuridico gli Schützen contemporanei sono «associazioni di volontariato» di carattere privato, ovviamente prive di compiti di difesa territoriale o di un profilo militare o paramilitare. Le compagnie hanno infatti carattere rievocativo e di rappresentanza presso cerimonie e feste, ma spesso armate con fucili che sparano però a salve.

Gli Schützen promuovono anche attività di recupero di luoghi di importanza storico-culturale e religiosa (restauro di postazioni risalenti alla prima guerra mondiale, come all'Asmara vicino Mori,[25] apertura al pubblico di eremi e santuari), o si fanno portatori di attività a scopo benefico. Molto apprezzato è anche l'impegno in difesa del patrimonio di usi e costumi locali: le loro manifestazioni costituiscono spesso un'autentica attrazione turistica.

Sebbene nominalmente apolitici, gli Schützen portano avanti valori molto specifici, sintetizzabili nel motto conservatore "Dio, patria e famiglia". Si propongono quindi la tutela dei valori cattolici, delle tradizioni e dei costumi tipici del territorio tirolese.

Frange degli Schützen sia in Alto Adige sia in Trentino portano avanti apertamente anche una politica di tipo autonomista, quando non separatista, con forti connotati anti italiani. Non mancano, al loro interno, infiltrazioni di estrema destra.[26][27] Le connotazioni politiche degli Schützen altoatesini sono tavolta malviste dagli Schützen austriaci, che sono, viceversa, associazioni di carattere prettamente folcloristico.[28]

Gli Schützen tirolesi sono presenti nell'area dell'ex Tirolo storico, ossia negli odierni Tirolo austriaco, Vorarlberg, Trentino-Alto Adige, Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia. Altre compagnie di Schützen con caratteristiche simili sono presenti nell'arco alpino centrale (ad esempio in Baviera).

Gli Schützen tirolesi si suddividono quindi in diverse "aree": quelli del Tirolo austriaco (Tirol), quelli dell'Alto Adige (Südtirol), quelli del Trentino (Welschtirol) e quelli del bellunese (Ampezzano). Il 17 settembre 1995 per le vie di Innsbruck, al seguito di una sfilata di Schützen trentini, tirolesi e sudtirolesi, venne sancita la nascita della federazione unitaria, il Bund.[29]

Costumi, bandiere, armi[modifica | modifica wikitesto]

Il fucile Mauser Karabiner 98k, in dotazione alle compagnie

Gli Schützen sfilano in costumi da cerimonia tradizionali che, nella stragrande maggioranza dei casi, comprendono un cappello ornato di piume di fagiano di monte e decori floreali: fiori bianchi e rossi per feste, rifondazioni o anniversari; foglie di quercia per cerimonie solenni o di notevole importanza; ramo di abete bianco con tre punte verso l'alto per funerali o messe di suffragio ai caduti in guerra (in tal caso sulla bandiera della compagnia viene appesa una striscia color nero a indicare il lutto).[30]

I vestiti variano da compagnia a compagnia, essendo ispirati ai vestiti tradizionali della loro zona di riferimento, ricostruiti sulla base di ricerche storiche svolte dall'Associazione specializzata Unsere Tracht.[31]

Ogni compagnia è dotata di una propria bandiera che generalmente su di un verso reca l'immagine del Sacro Cuore di Gesù o altra icona sacra, mentre sul lato opposto presenta un'immagine che identifica il luogo di provenienza del gruppo. Anche in questo caso il riferimento è alla bandiera utilizzata dalla compagnia Schützen di epoca storica attiva nello stesso territorio.

Nelle compagnie è radicato il sentimento cattolico che permea la tradizione degli Schützen. Essi sono particolarmente devoti al culto del Sacro Cuore di Gesù, patrono del Tirolo storico, come da cerimonia del 31 maggio 1796.[32] In ricordo del fatto che le antiche compagnie a cui si ispirano avevano una funzione militare di difesa del territorio, gli Schützen odierni sono dotati di armi da cerimonia, utilizzate per eseguire salve d'onore. Non essendo naturalmente permesso ad associazioni private di detenere armi autentiche, vengono utilizzati fucili a salve con le canne otturate e sciabole prive di punta a lama smussata (queste ultime solo per gli "ufficiali").

I fucili concessi dalla normativa sono di modello Mauser 98K.[33][34] Recentemente è stata sollevata da forze politiche di minoranza sia nel consiglio provinciale di Trento che nel consiglio provinciale di Bolzano, una polemica riguardo al fatto che tale modello era stato in dotazione alle forze armate della Germania nazista, quindi alla Wehrmacht e alle SS.[35][36] Nelle risposte di Tiziano Mellarini e di Philipp Achammer si pongono in rilievo l'estraneità dell'ente pubblico all'acquisto, la facile reperibilità di questo modello, il costo relativamente basso, la possibilità di modificarlo secondo la normativa.[37][38]

Gli Schützen in Austria e Baviera[modifica | modifica wikitesto]

Gli Schützen in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Alto Adige[modifica | modifica wikitesto]

Nella provincia autonoma di Bolzano le prime compagnie Schützen furono costituite negli anni 1958 e 1959.[39]

Lo storico altoatesino Leopold Steurer ha evidenziato che tra i promotori della rifondazione vi furono diversi reduci delle forze armate tedesche (Wehrmacht ed SS), pluridecorati e con profondi legami col nazismo. A tutt'oggi questi legami non sono mai stati rinnegati.[40] Sempre secondo Steurer, un simile ambiente fu fertile terreno di crescita per i terroristi sudtirolesi che operarono negli anni '60.[41][42]

Dopo gli attentati dinamitardi della Notte dei fuochi del 1961, il ministro degli interni vietò agli Schützen di portare uniformi in quanto membri di una associazione "paramilitare": l'operato dello Schützenbund (l'associazione cui fanno capo gli Schützen) cessò quindi quasi completamente, rimanendo in attività solo 25 compagnie nella Bassa Atesina e in Val d'Isarco. Il 26 maggio 1968 lo Schützenbund fu riavviato sotto la guida di Bruno Hosp con la fondazione di molte nuove compagnie.[43] Oggi queste compagnie hanno un grande seguito fra i giovani di madrelingua tedesca e ladina.

Gli Schützen nella Provincia autonoma di Bolzano si battono per la secessione dell'Alto Adige dall'Italia nel nome dell'"autodeterminazione sudtirolese", e si oppongono quindi alla "presenza italiana" in provincia. Svariate sono le posizioni controverse: i terroristi sudtirolesi, appartenenti al "Gruppo Stieler", al Befreiungsausschuss Südtirol e all'organizzazione Ein Tirol, sono considerati come eroi e patrioti,[44][45] mentre le Forze armate italiane (Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza) vengono definite "occupanti".

L'organizzazione degli Schützen in Alto Adige è così composta:

  • Landeskommandant
  • Landeskommandant-Stellvertreter
  • Landeskurat
  • Bezirksmajor, ognuno a capo di uno dei 7 Bezirke (circondari): Bolzano, Bressanone, Burgraviato e val Passiria, val Pusteria, Alta val d'Isarco (Wipptal), Bassa Atesina e val Venosta per un totale di 138 compagnie e due bande musicali, con complessivamente 6.000 membri.

L'attuale comandante degli Schützen sudtirolesi è Elmar Thaler, succeduto a Paul Bacher nella primavera del 2011.

In Trentino[modifica | modifica wikitesto]

La Schützenkompanie Castelam presso il castello di Castellano il giorno della rifondazione

Gli Schützen nella Provincia autonoma di Trento vennero costituiti solo a partire dal 1983, con la compagnia "Nikolaus von Firmian" a Mezzocorona.[30] Ulteriori compagnie sono state fondante nel corso degli anni, anche se si tratta di una realtà ancora numericamente limitata rispetto a quella sudtirolese, contando circa 1000 membri attivi distribuiti su un totale di 26 compagnie. Le compagnie trentine dispongono anche di una banda musicale (Musikkapelle Kalisberg) inserita nella compagnia di Civezzano.

Anche in Trentino gli Schützen si ripropongono di far rivivere, tramandare e valorizzare la tradizione culturale e storica tirolese, spesso in forte polemica con l'italianizzazione della cultura locale avutasi tra il primo ed il secondo conflitto mondiale.

Le attività della "Federazione degli Schützen del Tirolo Meridionale" (o Welschtiroler Schützenbund) oltre alle rievocazioni storiche includono anche attività in campo sociale, con la partecipazione ad attività di volontariato e beneficenza[46]. Gli Schützen sfilano in occasione delle principali ricorrenze religiose cattoliche e storiche, quali la ricorrenza del patrono degli Schützen, San Sebastiano, la processione del Venerdì santo, il Corpus Domini, San Lorenzo e il Sacro Cuore di Gesù. Inoltre ogni anno ricordano i caduti austro-ungarici durante la prima guerra mondiale, celebrando una messa di suffragio presso uno dei cimiteri austro-ungarici presenti in provincia di Trento.

Il primo Landeskommandant degli sizzeri trentini è stato per oltre vent'anni Carlo Cadrobbi, fondatore della compagnia "Nikolaus von Firmian" di Mezzocorona. L'attuale comandante provinciale è Enzo Cestari, già capitano della compagnia "Roveredo-Rofreit".

Le compagnie sono attualmente ventisei distribuite in Trentino[47] e due nel bellunese (Cortina d'Ampezzo e Livinallongo).

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Le compagnie di Trento e Bolzano sono state state anche oggetto di controversie e indagini:

  • Nel 2008 un articolo di Panorama segnala che nella casa di Gudrun Sprenger Ceolan, moglie del capo degli Schützen di Salorno, nel corso di una perquisizione furono ritrovati bandiere, busti e altri cimeli hitleriani.[48]
  • Nel settembre 2012 un appartenente alla compagnia di Merano, Kevin Montolli, uccide una prostituta.[49] In seguito la compagnia nega però l'affiliazione.[50] Pochi giorni dopo Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano dichiara di voler dimezzare i fondi devoluti fino ad allora dall'ente pubblico.[51]
  • Nell'ottobre 2013 il referente di Civezzano, Mario Caldonazzi, viene condannato a 8 mesi in seguito al ferimento di due persone a causa di un ordigno[52]. Lo stesso Caldonazzi 2 anni dopo decise di dimettersi descrivendo l'associazione come un luogo dove [...] si punta al folclore, alle braciolate e alle feste della birra [...].[53]
  • Nell'agosto 2015 nonostante le proteste delle Società degli alpinisti tridentini (SAT)[54] e la proposta degli Alpini a una collaborazione per commemorare tutti i caduti[55] sono state posate 42 croci sui monti della Provincia di Trento[56] per ricordare gli Standschützen caduti durante il primo conflitto mondiale. Il luogo del posizionamento della quasi totalità delle croci è sconosciuto per evitare atti di vandalismo che si sono comunque verificati.[57]
  • Nel maggio 2016 le compagnie celebrano il centenario della Strafexpedition (Battaglia degli Altipiani)[58] con un manifesto riportante un bersagliere italiano colpito a morte.[59]
  • Nel giugno 2016, grazie a un'interrogazione di Claudio Cia in consiglio provinciale, si scopre che tra il 2009 e il 2017 le compagnie Schützen hanno ricevuto oltre 350.000 € di finanziamenti pubblici.[60][61]
  • A febbraio 2017 il comandante provinciale Paolo Dalprà e il vice Giuseppe Corona vengono condannati a 5 mesi e 10 giorni per corruzione elettorale.[62]

Marketenderinnen[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "Marketenderinnen" (vivandiere) è oggi utilizzato per indicare le donne che accompagnano una banda od associazioni folkloristiche, in Germania meridionale, Austria, Nord dell'Assia e nel Tirolo storico, che possono talvolta portare bevande per i musicisti o gli spettatori. Marketenderinnen è quindi utilizzato anche per designare i membri femminili delle associazioni di Schützen.

Come fonti di ispirazione storica per la figura delle "Marketenderinnen", gli Schützen commemorano Katharina Lanz (famosa per la sua supposta partecipazione alla battaglia di Spinga)[63] e la trentina Giuseppina Negrelli, entrambe figure opportunamente rivisitate in funzione del loro sfruttamento in chiave patriottica tirolese.[64][65]

Giuseppina Negrelli aveva combattuto travestita da uomo al comando di un battaglione di Schützen nel Primiero del 1809, ma non venne mai commemorata come un eroina popolare. Per il Tirolo nazionalista dei primi del Novecento non poteva infatti essere un'italiana una figura da celebrare; per la cultura trentina di stampo irredentistico invece, i concittadini che avevano partecipato alle lotte antinapoleoniche a sostegno degli Asburgo suscitavano imbarazzo e nessun interesse storiografico. Gli odierni Schützen trentini hanno riscoperto la sua figura: se dietro il silenzio di ieri vi era l'imbarazzo davanti a una donna dalla nazionalità "sbagliata", dietro le attuali celebrazioni vi è un "uso strumentale volto a ricostruire l'identità tirolese dei trentini".[64] 

Una descrizione celebrativa delle "vivandiere" nell'area del Tirolo storico si può trovare nel manoscritto ottocentesco Cose avvenute nel Trentino dal 1796 al 1812 di Giovanni Angelo Ducati (1774-1844), originario di Vattaro e già funzionario del principato vescovile di Trento:

"Non ci fu un tempo che possa mettersi a paragone coll'anno 1809... L'Europa intera stupì all'eroico valore (dei Tirolesi) e agli immensi sacrifici recati sull'altare della patria. Non solo gli uomini, ma si distinsero anche le donne. Obbliando il sesso, divisero cogli uomini tutte le fatiche della guerra. Non temevano il lampo delle sciabole, né il luccicare delle baionette... I Tirolesi sapevano del resto vincere, ma non incrudelivano mai contro i feriti e i prigionieri. Davano i primi in cura alle loro donne che seguivano sempre appresso il campo di battaglia, portando viveri ai maschi e ai figli, attendendo a caricare i fucili. Esse medicavano loro le ferite, nel che avevano, come una volta le donne del Medio Evo, qualche esperienza e conoscevano delle erbe medicinali frequenti sui monti e ne spremevano i succhi salutari. Li trattavano alla pari dei loro congiunti e con quella sollecita attenzione che è il distintivo della donna al letto dell'ammalato. I prigionieri venivano distribuiti nelle case dei contadini ed erano ammessi alla loro mensa".[66]

L'Alpenregionstreffen[modifica | modifica wikitesto]

Ogni due anni si tiene un raduno di tutte le compagnie dell'arco alpino, detto Alpenregionstreffen, ospitato a rotazione in uno dei seguenti territori: Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Tirolo austriaco, Baviera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lorenzo Dalponte, Uomini e genti trentine durante le invasioni Napoleoniche 1796-1815, Edizioni Bernardo Clesio, Trento, 1983.
  2. ^ Dalponte 1994, p. 28
  3. ^ Dalponte 1994, p. 33
  4. ^ Gianni Faustini, Trentino e Tirolo dal 1000 al 1900, Breviario Storico dell'Autonomia, Casa Editrice Publilux, Trento, 1985.
  5. ^ Franco Cagol, Silvano Groff, Marco Stenico (a cura di), Il Landlibell del 1511 negli archivi trentini, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2011, ISBN 9788881330355.
  6. ^ (IT) Haspinger, Joachim Johann Simon nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 09 ottobre 2017.
  7. ^ a b c L'epopea degli Schützen nelle guerre napoleoniche, su ilmondodeglischuetzen.it
  8. ^ (IT) Haspinger, Joachim Johann Simon nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 09 ottobre 2017.
  9. ^ La legge del Veneto sulla sospensione dell’obbligo vaccinale: il razionale della scelta e lo stato dell’arte., su VaccinarSì. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  10. ^ Da eroe della libertà a talebano delle Alpi, su www.questotrentino.it. URL consultato l'08 ottobre 2017.
  11. ^ Il passato incontra il futuro, su www.questotrentino.it. URL consultato l'08 ottobre 2017.
  12. ^ La mia patria non è degli Schutzen, su www.questotrentino.it. URL consultato l'08 ottobre 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Alberto Pattini, La resistenza contro i francesi nella contea di Arco 1703-1809, Trento, TEMI.
  • Cesare Veronesi, Dopo sessant'anni la verità sulla cattura di Cesare Battisti e la riabilitazione del cadetto Bruno Franceschini presunto delatore del martire trentino, in I Quattro Vicariati e le zone limitrofe, Antonio Zieger, Gianni Pieropan, Carlo Emilio Gadda, Franco Bandini, A. 20, n. 2 (dic. 1976), Ala, Grafiche Fontanari, Ala, tipografo trentino, 1976, pp. 91-99. URL consultato il 9 dicembre 2016.

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